SHARE
Entertainment - Events

Balla, nello sguardo anni di storia

By Sara Stefanovic
4 min read

Il viaggio di Fabio Weik iniziato con Ermeneutica I continua con la nuova installazione intitolata Balla, in onore di Balla Coulibaly, giovane profugo della Repubblica del Mali che si è prestato alla sua realizzazione. Il titolo è volutamente provocatorio e confusionario; imbroglia il visitatore sulla vera tematica dell’esposizione. Un invito alle danze in un posto in cui la parola d’ordine è festa, ma che cela nel suo grembo una verità insidiosa, attuale e pericolosa: la migrazione. L’uomo migra da sempre, oggi ci troviamo in Eurasia senza nemmeno sapere come ci siamo arrivati, perchè questo aspetto umano è diventato insidioso? Viviamo una contemporaneità di paralizzati giorni d’attesa di un cambiamento nella nostra condizione. Ogni giorno aspettiamo Godot e ogni giorno ci sentiamo dire le stesse parole dallo stesso messaggero: “non oggi, ma domani“.

Fabio Weik vive la sua condizione di artista come “testimone del suo tempo“, ma si svincola dalle classiche tecniche artistiche in favore della sperimentazione.

Le tecniche sperimentali e l’utilizzo di materiali non convenzionali come acidi, vetro, polvere, gesso e oggetti comuni contribuiscono a spiazzare lo spettatore innescando un processo di identificazione e riflessione. […] L’artista deve rappresentare la realtà in cui vive, senza fronzoli. Noi artisti siamo dei testimoni. Ho vissuto a pieno il cambiamento dei Media. Ho visto tutta l’evoluzione che ci ha portato a questa indigestione di informazione che porta la notizia a non essere interessante in quanto tale ma perché è di moda.

Fabio Weik

Ogni tematica può diventare pericolosa, ma può anche essere intelligentemente esorcizzata, come nel caso di BALLA. Il passato e il presente si fondono, la musica si strugge per il rumore della vita su uno scafo pieno di profughi e si lascia prevaricare dalle parole della video-intervista a Coulibaly che superano il confine uditivo toccando corde più profonde. Intravediamo l’ombra della Torre di Babele in un messaggio universale che non condanna nessuno, ma punge i colpevoli.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

 L’uomo è sempre stato legato a una dimensione nomade e spesso nella letteratura compaiono figure di questo tipo. Pensiamo anche solo a Caronte che traghetta le anime. Quindi ho pensato che fosse la giusta chiave per raccontare il problema sociale dei profughi senza fare il compitino compassionevole.

Fabio Weik

Posts correlati dnl

Il viaggio è anche fotografico, grazie al tocco di Francesco Brembati che ha abilmente riassunto i momenti drammatici del giovane. Il talento di Brembati è riuscito a catturare uno sguardo carico di vita e ricordi che sembra avere anni di storia alle spalle, polytropon “trascinato dal fato e dal destino”. Sono gli occhi di chi si è trovato dalla parte sbagliata della medaglia della vita, gli occhi dei ragazzi di Dunkirk che guardano Dover senza poterla raggiungere, gli occhi di Ulisse che vede Itaca ma finisce nella terra dei Lestrigoni.

Balla
OLYMPUS DIGITAL CAMERA
Come la cravatta di Prufrock era appesa a uno spillo, la vita del migrante si aggrappa a un filo di occidentalità sospirata, immaginata ma spesso non veritiera.

E’ impossibile dire ciò che intendo!
Ma è come se una lanterna magica proiettasse il disegno dei nervi su uno schermo.

T.S. Eliot – Il canto dell’amore di J. Alfred Prufrock
Balla
OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Così la luce riflessa dalle coperte termiche sembra un cordone ombelicale nel grembo di Ride Milano. Un legame indissolubile e dorato, come è il mondo occidentale agli occhi di chi non ha nulla. L’Europa è una coperta termica dorata che soffoca la verità e Balla nel video finisce per rimetterla per evitare di esserne soffocato.

Ho raccolto il materiale, le illustrazioni più nascoste e preziose tra i libri antichi sparsi per il mondo; le ho rielaborate in vettoriale e le ho stampate sulle coperte termiche; che non sono nient’altro che il primo dono che si fa ai migranti in arrivo sulle coste europee.

Fabio Weik
Balla

Balla è un’esperienza personale, che ci fa riflettere sul significato dell’arte stessa. L’arte spolvera la nostra vita dell’inazione, della quotidianità ricordandoci anche qualcosa che abbiamo deciso di seppellire. C’è chi ci vedrà la snaturazione di contesto urbano, chi il simbolo di una rinascita spirituale, El Dorado, la speranza di una vita migliore, Ulisse, La zattera della medusa… Magari l’installazione rappresenta tutte queste cose contemporaneamente, magari nulla di tutto ciò. Alla fine del percorso l’unica cosa che si può affermare è: l’arte sta negli occhi di chi guarda.

4 min read

Posts correlati dnl

Questo sito utilizza cookies al fine di personalizzare la tua navigazione, raccogliere le tue preferenze e mostrare annunci personalizzati. Cliccando sul tasto “Ok” e proseguendo la navigazione accetti l'utilizzo dei cookies come specificato nell’ informativa privacy

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi