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Benedetta Paravia, una favola quotidiana

By Monica Camozzi
5 min read

Chi ha detto che le favole sono solo fantasie? La vita di Benedetta Paravia, Princess Bee come lei si definisce scherzosamente, è un tripudio di bellezza quotidiana. Certo, madre natura con lei è stata generosa, le ha donato fattezze che le sono valse il secondo posto dopo Monica Bellucci al casting di Cartier. Ma il mondo di Princess Bee è fatto di energia, determinazione, le stesse qualità che le hanno consentito di varare la trasmissione più seguita degli Emirati, un docu-reality cross mediale al femminile, dal titolo Hi Emirates

Per questo impegno a favore delle donne, Benedetta è considerata un personaggio chiave del Rinascimento globale arabo, promosso fortemente da A.A. lo sceicco Mohammed Bin Salman Al Saud, 33enne erede al trono dell’Arabia Saudita. La sua è realmente una favola quotidiana. E le abbiamo chiesto qual è la ricetta magica…

Come ti sei trovata negli Emirati? Come è iniziata la tua favola quotidiana?

Benedetta Paravia: «Sono arrivata a Dubai nel 2002 per una vacanza con il mio fidanzato di allora e mio fratello. Eravamo stati invitati da uno dei figli del Presidente del Paese. Quando sono uscita dall’aereo ciò che mi ha colpita è stata l’aria del deserto. Mi sono subito sentita felice. Ricordo di essermi girata mentre ero in cima alla scaletta, pronta per scendere, e di aver visto un’auto rossa con un falco sulla targa. Quella era l’auto che ci portò alla festa di compleanno di chi, in seguito, sarebbe diventato un grande amico. La mia favola quotidiana è iniziata lì».

Clarins, Dior, Cartier… il tuo viso era ovunque. Raccontaci! 

Benedetta Paravia: «Mi ero appena laureata e stavo studiando per diventare avvocato. Poiché decidemmo di fermarci per 3 mesi, cominciai a lavorare per la più nota ed istituzionale agenzia di moda del tempo, che operava in tutti i paesi del Golfo Arabo: la Bareface. Per me era motivo di orgoglio sia perché ero stata inserita nella categoria Models 1 (per intenderci modelle internazionali di altissimo livello), sia perché  collezionavo più di tutte copertine ed editoriali. Ho posato per Cartier, Dior, Clarins, Emirates Airlines… Il mio volto già al tempo era su cartelloni giganti sparsi per tutto il paese. Un tempo erano issati su da una forza lavoro non indifferente, mentre oggi le mie foto vengono caricate per mezzo di file su cartelloni digitali.

Benedetta Paravia

Ho scelto di restare perché questo posto mi rendeva felice. Dopo 2 anni ho cominciato a lavorare con il Ministero dell’Istruzione Superiore e della Ricerca Scientifica ma ho sempre continuato a posare e collezionare soddisfazioni». 

Secondo step della Favola quotidiana: l’avventura televisiva. 

Benedetta Paravia: «Fin da piccola ho avuto modo di partecipare a programmi educativi. La prima volta avevo 8 anni ed ero in studio con Piero Angela, il mio mito televisivo di sempre. Mi piacevano tanto anche Corrado e Bonolis. In Italia sono stata spesso ospite di trasmissioni TV per parlare delle mie attività filantropiche e altro.

Benedetta Paravia

Nel 2017 ero negli Emirati ed il Presidente Sheikh Khalifa annunciò l’anno del “donare”. Quindi mi venne subito in mente di donare alla comunità emiratina un programma TV che sdoganasse falsi miti e combattesse l’ignoranza occidentale su certi argomenti quali: la condizione della donna, le prospettive per le giovani e il contributo della donna nella società. Così negli anni successivi ho prodotto HI DUBAI ed HI EMIRATES che si sono rivelati un successo e hanno dimostrato a tanta gente che viveva nel pregiudizio, la realtà di questo paese. Questo è stato possibile anche grazie al contesto in cui sono inserita!»

Come sei arrivata a parlare delle donne? Che rapporto hai con le donne emiratine? 

Benedetta Paravia: «Le donne emiratine sono meravigliose! Mi hanno sempre supportata, incoraggiata, ammirata e motivata durante i momenti no della vita. Sapere di avere un luogo sicuro dove potersi dirigere per due chiacchiere, come si fa da adolescenti, anche nel cuore della notte non ha prezzo. E ci sono tante case di amiche che mi accolgono felici e tante amiche che se le chiami alle 2 per un problema ti rispondono. Questa è la vera amicizia».

Negli Emirati il lusso e il benessere sono alla portata di tutti. Ovviamente il benessere lo devi conquistare prima dentro al tuo cuore, altrimenti non c’è scintillio che tenga.

Benedetta Paravia

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Benedetta Paravia

Com’è la tua vita da donna nomade? 

Benedetta Paravia: «Mi piace viaggiare e scoprire ogni volta di poter vivere almeno un mese in ogni posto che visito. Ho sempre qualcosa da fare e vivo il momento presente con grande gioia. Questa, è la vera vita nomade per me.

Ora capisco quando il grande Maestro de Crescenzo da piccola mi diceva: “Signorì qua solo il presente esiste!”

Benedetta Paravia

Però, oltre al presente, io possiedo anche l’immenso tesoro di bellissimi ricordi». 

Le cose più curiose che ti sono successe nella tua carriera, i personaggi più interessanti che hai incontrato, aneddoti che ricordi con gioia? 
Benedetta Paravia

Benedetta Paravia: «Le cose più significative, tragiche o divertenti non posso ancora raccontarle, ci sono anche episodi scabrosi di persone infauste e infelici che hanno tentato di nuocermi parecchio. Di certo un giorno racconterò tutto in un libro. Ho incontrato Papa Giovanni Paolo II al quale consegnai la mia prima poesia quando avevo 7 anni e poi mi fece disegnare un’aquila sulle bottiglie di Champagne Praeclarus per festeggiare l’indipendenza della Polonia. Ho incontrato il Dalai Lama e Rita Levi Montalcini più volte e tanti capi di Stato. 

Papa Francesco mi piacque molto perchè mentre ci stringevamo la mano (ancora si poteva!) mi disse: Prega per me”.

Benedetta Paravia

Ma colui il quale mi colpì di più fu Andreotti: era il 2006 ed eravamo ad una riunione con rappresentanti di paesi arabi in un ristorante romano. Presi la mia olympus e gli dissi: “Presidente io l’ammiro molto per la sua sagacia e sono Capricorno come lei, dunque facciamoci una foto“. In quel momento nessuno era alla portata del nostro tavolo quindi io rigirai la macchinetta e feci ciò che più tardi si sarebbe chiamato “selfie“. Lui si stupì incuriosito del mio essere risoluta e fece una battuta esilarante che purtroppo oggi non riesco a ricordare. Ricordo però che pensai: “caspita che mente arguta Giulio Andreotti“». 

Written by
Monica Camozzi
Giornalista da 25 anni, copywriter, storyteller, appassionata di avventure imprenditoriali e di nuove sfide.
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