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Life & Work Balance - Style

Disagio Clothing: un non-brand

By Sara Stefanovic
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6 min read

Paolo Palmeri è la mente brillante che sta dietro questo progetto innovativo che “è nato un po’ a caso” in quanto non era stato per niente pianificato.

Non c’è mai stata un’idea, la cosa mi è esplosa in mano. Ho fatto una maglietta per me, utilizzando come sfondo il famoso logo di Obey ma con la scritta ‘DISAGIO‘. L’idea è piaciuta e nel giro di tre giori ho tirato su un sitarello che ha iniziato a funzionare.

Paolo Palmeri

Questo processo è durato un anno al termine del quale Paolo e il suo partner in crime, Marco Stefanon (che si occupa dei numeri), hanno deciso che era il momento giusto per strutturare DISAGIO come un brand vero e proprio aprendo anche un negozio nel centro di Torino. Oramai sono passati sette anni da quel momento e possiamo tirare delle somme.

Le collezioni

Due collezioni all’anno che, da due anni a questa parte, sono riuscite a liberarsi dal concetto di ‘collezione’ come lo intende il mondo della moda. Non c’è più stagione. Quando arriva l’idea si crea il capo.

Le collezioni che hanno avuto maggior successo sono tre e sono veramente delle bombe:

  • PIZZA IS THE ONLY ATOMIC: l’idea è nata quando si pensava che sarebbe scoppiata la terza querra mondiale tra Kim e Trump. Per allentare la tensione, questa collezione (di magliette, felpe e calze) veniva consegnata in un cartone della pizza. La parola chiave è: IRONIA.
  • Zero Like: le magliette presentano la stampa di una ragazza in stile pop-art che piange, ma la sua sofferenza è decontestializzata. Piange perchè non ha like su Instagram. Una frustata satirica nei confronti delle ragazze che basano la propria vita sui mi piace ottenuti sui social.
  • Meme Collection: new entry che ha già fatto sold out. I meme, oramai vengono sfruttati in mille occasioni, un’immagine può valere più di mille parole… quindi perchè non mostrare il proprio stato d’animo con dei meme indossabili?

Il lockdown

Il lockdown, però, ha messo in crisi tutti quanti. Per la mente di Disagio Clothing è stata, da un lato, produttiva e dall’altro una grande incognita. Il brand ha deciso di evitare di fare offerte strane o saldi, optando per uno standby. L’umorismo, comunque non si ferma mai e, al già presente disagio esistenziale, si aggiunge quello provocato dalle mascherine.

La quarantena è stata molto stimolante dal punto di vista creativo: ho ideato una nuova collezione. Un mezzo re-brending, capi basic, senza grafiche strane ma con un nuovo logo. Una linea più adulta, perché alla fine siamo tutti cresciuti nel tempo.

Paolo Palmeri

Anche Disagio, alla fine, deve evolversi. Ogni giorno nascono nuovi brand emergenti e ogni giorno la concorrenza si fa sempre più sleale. Il target iniziale, street-chick, tra giovani e trapper si è anch’esso evoluto, ora il brand punta più agli universitari e alla gente normale. Ovviamente, il secondo lavoro di Paolo lo ha aiutato, e lo aiuta tutt’ora, nella promozione del brand.

Un lavoro tutto digitale

La creazione di contenuti digitali, tra grafica e comunicazione, oggi è considerato un lavoro a tutti gli effetti, ma 10 anni fa, quando Paolo iniziò ad approcciarsi a questo mondo, non veniva considerato seriamente. Il tutto è partito con i Two Fingerz, che all’epoca erano particolarmente in auge, con i quali ha collaborato per la creazione del video del singolo Burattino.

Da lì, grazie al passaparola, Paolo si è inserito sempre di più nel mondo della musica, tanto che fu proprio lui a mettere online il primo disco di Fedez, Il mio primo disco da venduto.

Volendo il cantante rendere il disco disponbibile a tutti, serviva un posto dove fosse possibile scaricarlo. All’epoca non esisteva ancora Spotify, quindi ci siamo ingegnati creando quattro link di download in modo che il sito ufficiale di Fedez non crashasse a causa dell’elevato numero di utenti.

Paolo Palmeri

Nel corso degli anni la rete di artisti con cui collabora si è allargata incredibilmente: da Nina Zilli a Boro Boro fino a Shade. I progetti si sono sempre più evoluti e con l’avvento di Spotify il lavoro si è centuplicato.

I social e le app

Un impegno su più piattaforme, negli ultimi anni sono usciti molti più singoli (che, tuttavia, necessitano di copertine), mentre i dischi escono una volta ogni due anni. Oltretutto ora ci sono molti più veicoli di promozione da un punto di vista musicale, la radio è passata in secondo piano.

Prima i singoli non avevano bisogno di una grafica, ora quasi tutti i singoli necessitano di artwork da utilizzare per la promozione e condivisione sui social. Quel francobollo è solo la punta dell’icebearg, il lavoro che c’è dietro è incredibile.

Paolo Palmeri

Spotify, come ci conferma Paolo, è oramai il cuore della musica e gli artisti che non riescono a uscire sulla piattaforma rimangono inevitabilmente indietro. Tuttavia, c’è un astro nascente, Tik Tok che ha spiazzato tutti quanti.

Questo social è entrato a gamba tesa nel mercato, anche quello musicale e ci ha resi tutti dei Boomer. Tik Tok è una piattaforma nuova che, se hai fortuna, può darti un sacco di visibilità. Un pezzo che su Spotify è sconosciuto magari ha successo su Tik Tok.

Paolo Palmeri

Boomer”: tutti coloro che sono nati durante e dopo il famoso boom economico seguito al termine della Seconda Guerra Mondiale, a cavallo tra gli anni ’50 e ’60.

I progetti

La musica non si ferma mai e non si è fermata nemmeno durante il lockdown.

Le canzoni che dovevano uscire sono uscite, l’unico ritardo lo abbiamo riscontrato nella pianificazione dei tour degli artisti più importanti. Gli artisti che non fanno tanti live non ne hanno risentito particolarmente.

Paolo Palmeri

Paolo ha continuato a lavorare come sempre, forse anche un po’ di più, e ha dovuto fare di necessità virtù. L’ultima trovata è stata quella di girare un video musicale interamente su WatsApp. Il video della canzone Mal di Testa di Fabri Fibra ed Elodie è stato montato simulando una chat di Wapp. In questa chat ‘Mal di testa‘, come il nome della canzone, varie celebrità (tra le quali Belen, Diletta Leotta e Marracash) mandano video in cui cantano pezzi di canzone in playback.

Bisogna essere sempre più originali, oramai la concorrenza è tantissima e farsi pubblicità non serve a molto. I cantanti si fidano più dei fatti che delle parole.

Paolo Palmeri

E per quanto riguarda il futuro? Il piano è quello di impegnarsi sempre di più a livello musicale, sviluppando idee sempre più creative e originali. Un piccolo spoiler: ispirarsi alle cose passate che hanno lasciato un segno.

Con Nina Zilli abbiamo guardato ad alcuni quadri di Salvador Dalì… ma non aggiungo altro

Paolo Palmeri

Paolo, inoltre, vorrebbe trasmettere un messaggio importante, anche se deve ancora decidere che mezzo utilizzare per farlo (un libro, una raccolta… chi lo sa). Nel corso di questi anni il numero di “scrocconi” che hanno contattato la pagina di Disagio proponendo collaborazioni è diventato esponenziale. La missione di Paolo è quella di ricordare alle persone che ciò che è reale può diventare digitale, ma ciò che è digitale raramente è reale.

Con questa storia dei social chiunque si mette in testa di essere un blogger, nella maggior parte dei casi impiegando follower finti. Se devo regalare qualcosa a qualcuno preferisco sia qualcuno che ammiro, anche se meno conosciuto.

Paolo Palmeri
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