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Due non-brand per salvare il pianeta

By Sara Stefanovic
4 min read

Comprare cose nuove è sempre sbagliato? Ce lo siamo chiesto tutti almeno una volta. Sono in molti a sottolineare l’importanza del riuso per la riduzione dello spreco, soprattutto per quanto riguarda l’abbigliamento. Eppure esistono molti progetti ideati per salvaguardare l’ambiente attraverso l’acquisto di prodotti. Ovviamente la verità sta nel mezzo, la vendita di prodotti è, sicuramente, il modo più efficiente per raccogliere fondi per finanziare progetti ambientali. A tal proposito oggi abbiamo la fortuna di proporvi due mini-interviste a due non-brand che operano in due aree completamente diverse tra loro: Honey Bees e Ark and Sea.

Due non-brand per la salvaguardia dell’ecosistema. Le storie di Honey Bees e Ark and Sea.

Honey Bees è un non-brand nato grazie a due amanti delle api terrorizzati e indignati dalla possibilità che questi piccoli animali possano sparire per sempre. La loro missione è aumentare il numero di api, diffondendo il messaggio e aiutando gli apicoltori locali. Come lo fanno? attraverso dei gioielli.

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Honey Bees lavora con HoneyLove.org, ente di beneficenza senza scopo di lucro al 100% con l’obiettivo di salvare la popolazione di api in via di estinzione, e che supporta anche il programma di adozione delle api!

I proventi di ogni acquisto vengono donati a HoneyLove.org e contribuiscono al trasferimento e alla creazione di nuovi alveari per sostenere la popolazione di api da miele, all’educazione delle comunità locali sull’importanza delle api, all’azione comunitaria e agli sforzi di sostegno per proteggere la salute e il benessere delle api. Abbiamo contattato Bentley Dang, proprietario a capo del progetto Honey Bees per fargli alcune domande a riguardo.

Come è nata l’idea del progetto?

Ho frequentato l’Università della California Davis, una delle migliori università agricole del mondo… Lì mi sono reso conto dell’importanza e della drastica diminuzione del numero di api, che sono essenziali per la nostra agricoltura. Il campus ha sempre avuto un occhio di riguardo per questa tematica, con un settore interamente incentrato sull’ape in cui trascorro una buona quantità di tempo a definire i problemi e trovare soluzioni. Vista la situazione allarmante io e la mia compagna Greta Shmidt abbiamo deciso di fare qualcosa al riguardo.

Perchè le api sono così importanti?

Le api sono importanti perché sono essenziali per la nostra agricoltura. Se ci avete fatto caso, in giro per le grandi fattorie, troverete sempre degli alveari. La California ha una delle più grandi fattorie che alimentano tutti gli Stati Uniti. Le api aiutano a impollinare le piante delle fattorie che poi finiscono sulle tavole della nostra cucina.

Cosa possiamo fare nel nostro piccolo per aiutare questi animali in via di estinzione?

Fermare l’uso di pesticidi, piantare fiori in casa, essere consapevoli della natura che ci circonda.

Sarebbe necessaria una rieducazione su questa tematica?

La rieducazione non è necessaria, ma sarebbe bello insegnare alle persone l’importanza degli impollinatori.

In che modo può la ricerca aiutare nella protezione delle api?

La nostra missione è fermare il declino della popolazione e scoprire le ragioni principali del disturbo da collasso della colonia. Con i soldi investiti nella ricerca speriamo di raggiungere questo obiettivo nel prossimo futuro.

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Quali successi avete ottenuto dall’inizio del progetto?

Abbiamo conosciuto e collaborato con incredibili associazioni di beneficenza che supportano le api.

Quali miglioramenti dovete ancora apportare? Quali sono i progetti per il futuro?

Stiamo lavorando per avere una risonanza maggiore e più forte sulla consapevolezza del nostro marchio, anche nell’ottica di diffondere la questione riguardante questi animali.

Il secondo progetto è Ark and Sea, un non-brand che supporta i rifugi per gli animali e le fondazioni che si occupano degli animali selvatici e della salvaguardia delle specie marine.

Le fondazioni con cui lavorano aiutano a offrire cibo e riparo agli animali, a ridurre l’inquinamento dovuto alle microplastiche e a creare santuari per le specie marine. Come lo fanno? Attraverso la vendita di una gamma selezionata di prodotti pensati per ridurre la plastica nell’oceano. Ogni prodotto venduto aiuta a rimuovere 1 kg/2,2 libbre di plastica dall’oceano, che equivale a 80 bottiglie di plastica.

Perché avete deciso di avviare questa attività?

Volevamo iniziare a vendere capi di abbigliamento ecologici nell’ottica di diffondere un messaggio forte di consapevolezza ambientale.

È stato difficile avviare la produzione?

Catherine: «All’inizio utilizzare metodi di stampa serigrafia che fossero ecologici è stato difficile da imparare rispetto ai metodi tradizionali. Utilizziamo spesso anche inchiostri a base di acqua che sono più difficili da maneggiare rispetto a quelli standard.

Qual’è la vostra mission?

Catherine: «Aiutare a ridurre la plastica negli oceani e aumentare la consapevolezza riguardo temi attuali che riguardano la fauna selvatica e marina».

Perché le persone dovrebbero acquistare i vostri prodotti?

Catherine: Per aiutarci a sostenere gli animali e le spiagge di cui ci occupiamo.

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In futuro sarà possibile trovare i vostri prodotti nei supermercati?

Non nei supermercati, ma stiamo coinvolgendo alcuni negozi al dettaglio e attività di e-commerce online.

I vostri obiettivi per il futuro?

Continuare ad aiutare le persone a diventare più consapevoli e ampliare ulteriormente la nostra gamma di prodotti. In questo modo potremo fornire più opzioni alle persone ed espandere il business in altri paesi.

Cosa suggeriresti alle persone che vogliono prestare maggiore attenzione all’ambiente?

Fate attenzione a ciò che acquistate, cercate di capire cosa potete fare per ridurre l’utilizzo di plastica e di materiali monouso che possono avere ripercussioni negative sull’ambiente.

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