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Music

David Bowie è perfetto per la tua Monday Song

By Stefano Nappa
3 min read

David Bowie, a cinque anni dalla sua morte torna attuale con il suo suono e le sue visioni uniche nella storia della musica. Impossibile non inserirlo nella nostra Monday Song.

Tu, cosa faresti se sapessi che stai per morire?

Nel Luglio del 2014 scoprì un cancro e nei suoi ultimi 18 mesi di vita è riuscito a sopravvivere persino a sei infarti. Ad oggi, guardando la sua carriera si percepisce che effettivamente che la storia non l’hai mai subita, l’ha solo fatta.

David Bowie

Quando un artista del suo calibro decide di dar vita ad un album si mette in moto un meccanismo mastodontico che coinvolge molte persone. Il team deve avere una base creativa per quanto riguarda la comunicazione e l’immagine, creata ad hoc per lui. Un’altra anima che deve tenere a bada le sensazioni e i gusti musicali in studio di registrazione.

Blackstar fu il suo ultimo dono all’umanità, questo album è ricordato come il suo testamento, l’auto-epitaffio, come una riflessione sulla sua morte.

La cosa più affascinante è che non si tratta di un revival, ma un disco che ha alazato l’asticella dell’innovazione nell’anima dell’artista ma anche dell’ascoltatore.

Ha vissuto la sua vita come un’opera d’arte e questa sua ultima creazione forse rappresenta la convergenza più parallela tra Robert Jones e David Bowie.

Blackstar non è un disco di facile ascolto. Non è un disco che può essere canticchiato distrattamente in macchina. I sette brani sono complessi e ogni volta che li si ascolta si scopre un nuovo suono. C’è sempre un’altra chiave di lettura.

L’album è stato co-prodotto insieme a Tony Visconti. Lui è stato il produttore che lo ha assistito nel suo periodo più buio, colui che gli ha fornito “l’armonizzatore che fotte la struttura del tempo”.

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Insieme a Brian Eno ha aperto al freddo Duca Bianco le porte della percezione elettronica, ha ispirato una delle strofe più belle di Heroes.

Lazarus, terzo brano e secondo singolo estratto dall’album, è forse il brano più facile del disco, quello in cui si sperimenta meno, ma è certamente il più intimo, quello in cui David Bowie rivela la sua sorte al mondo. La voce è sofferta, l’incedere dark, è la preghiera di un uomo in punto di morte ma pronto a rinascere.

La prima frase non lascia alcuna spazio alla vita terrena “Look up here, I’m heaven”. Nella parte centrale del brano ci sono riferimenti al suo passato, viene citata New York, la fama, gli eccessi. C’è lo sconforto, la coscienza che non potrà più riviere quei momenti, è rassegnato alla condanna a morte che la malattia ha emesso.

David Bowie

Al primo ascolto però si percepisce in David la certezza che ovunque vada, lui stesso o chiunque altro, sarà sempre libero “you know, I’ll be free” e che non si tratterà della fine ma di una rinascita “just like that bluebird”.

Questa traccia vi racconta e vi darà la forza per non fermarvi mai, qualsiasi cosa stia accadendo nella vostra vita. Non fermatevi mai, resta sempre un pizzico di David Bowie in noi dopo averlo ascoltato.

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Stefano Nappa
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