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Enrico Dal Buono: siamo uomini o pixel?

By Monica Camozzi
5 min read

L’homo erectus si abbassa ad altezza smartphone? La nuova posizione è con le mani appoggiate alla pancia? Paradossi e riflessioni di un grande scrittore (che usa ancora il taccuino).

Che tipo di umano è, l’homo digitalis? Si nasconde dietro il suo ritratto virtuale come Dorian Gray? Segue il messia poggiato tra i suoi pollici opponibili? È il linguaggio del paradosso, quello che usa Enrico Dal Buono. Scrittore giovane, geniale, figlio dei tempi ma forte di tre lauree: scienze politiche, filosofia, lingua e letteratura russa. Più la scuola Holden. E risponde magistralmente alla domanda “siamo uomini o pixel”? Visto che dopo Heidegger quasi nessuno si è più posto problemi ontologici…lo facciamo qui in chiave para-filosofica. Siamo uomini o pixel?

Enrico, siamo ancora Sapiens o stiamo diventando altro?

Come diceva Heidegger, noi non “abbiamo” un corpo, “siamo” un corpo! Però la digitalizzazione ha prodotto un rimescolamento della nostra stessa essenza. Tantissimi corpi, tante immagini. Ci stiamo de-anatomizzando. Siamo uomini sempre meno “forti” fisicamente, sempre meno tridimensionali, sempre più immagini, pixel. Creiamo proiezioni di noi stessi continuamente.

Siamo uomini o pixel? Il lockdown

La pandemia ha accelerato la digitalizzazione. Se incontri qualcuno al bar, lo devi guardare in faccia, puoi nasconderti fino a un certo punto. Se devi fare una riunione con un temutissimo capo, in digitale ti sentirai più protetto. Tutto è più amministrabile su Zoom che di persona! Questo però porta le persone da un lato a fare più fatica nell’instaurare rapporti sul piano fisico, dall’altro a creare identità digitali. Siamo uomini o pixel? Spesso creiamo identità che “vorremmo” avere ma che in fondo non sono nostre.

L’homo è ancora erectus o piegato sullo smartphone?

Lo smartphone ha abbassato il fuoco del mondo di mezzo metro! Il telefono è la diventato la nostra anima. Custode di tutto ciò che siamo o crediamo di essere. Google, a cui spesso accediamo da cellulare, ci conosce meglio di chiunque altro. Conosce le nostre connessioni mentali e le traccia! Il nuovo Dio, di cui però nessuno conosce l’algoritmo. Gli confessi tutti i tuoi segreti, sa tutto di te ma tu non sai nulla di lui…

Sono il parassita più coccolato della biologia. La verità è che tu non aspetti una notizia o un saluto. Tu aspetti il miracolo. Ciascun messaggio su Whatsapp, Linkedin, Messenger, Instagram, ogni email o sms potrebbe cambiare la tua vita per sempre, finalmente. Ecco qual è la tua fede. Aspetti un attestato di eccezionalità, una stellare promozione a sorpresa, il ripensamento collettivo dei tuoi detrattori, la panacea delle frustrazioni, la pace dell’ambizione, un posto fisso sul tetto del mondo, un amore redentore. Il Messia verrà con un’aureola di pixel e ti parlerà in codice binario.

Enrico Dal Buono

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Siamo uomini o pixel: i social polarizzano?

Tantissimo! Lo vedo nel mio piccolo, gli articoli che creano interazione prendono una parte a favore o contro qualcosa. È la dinamica da stadio. Quel senso atavico di appartenenza da animale da branco. I social rendono il mondo manicheo, sei pro o contro, sei blu o rosso. E poi lo specchio per allodole che ci rende più  ridicoli è l’egomania, il narcisismo del “tutti in vetrina”. Non so se siamo uomini i pixel, so che la filosofia portava l’uomo a domandarsi il perché, la ragione profonda di ogni cosa. Ma adesso il grande pensiero filosofico è scomparso. Perché sono scomparse le grandi ideologie novecentesche.

Niente più lettura, niente più filosofia, a che uomo stiamo andando incontro?

La digitalizzazione sembra sedare una sorta di horror vacui. Non è vero che non si legge più.  Si legge moltissimo, come non si è mai letto prima. Quello che manca è la capacita di concentrazione, leggiamo testi che non superano le quattro righe. Ma subito dopo arriva un altro testo, poi un altro, poi una foto… La filosofia ha sempre cercato di inquadrare il mondo ma già Bertrand Russel diceva che è una “ginnastica che scioglie i crampi mentali”. Ecco, non facciamo più ginnastica…

Affoghiamo in un bersagliamento di dati la nostra inevitabile irrequietezza, ma quando scoppia una pandemia magicamente ci rendiamo conto di essere mortali, come se prima fossimo stati elfi.

Enrico Dal Buono

Non so se siamo uomini o pixel ma di certo siamo nomadi? Tu che nomade sei?

Un nomade ideologico concettuale che non conosce bene alcun territorio ma è equipaggiato per affrontare la traversata. L’equipaggiamento è  il pensiero critico! Il tentativo di valutare ogni situazione senza pregiudizi cercando di ascoltare davvero persone e situazioni. Il pensiero critico dal quale siamo sfuggiti, scivolando in un grandioso caos. L’interrogativo siamo uomini o pixel è ironico ma molto filosofico. Io però non sono solo un nomade ideologico, sono anche un nomade fisico: ho fatto il commesso a Londra,  l’assistente venditore da Emporio Armani a Milano, ho viaggiato per il mondo, dall’ Himalaya in moto alle comunità kibbutz iper tecnologiche nel deserto israeliano.

Tu hai scritto La Vita Nana, un paradosso sulla condizione umana e sul destino. Il tuo ultimo libro?

Si intitola “Siete tutti perdonati”. Ovviamente è paradossale, stavolta uso i barboni come elemento detonante. La storia parla del rapporto di  amore odio fra una mistica sciroccata e un imprenditore senza scrupoli che crea la prima agenzia di barboni del pianeta, la Beautiful looser. Per scriverlo ho fatto il volontario alla Caritas per un anno. Uso tantissimo la tecnologia per creare il paradosso, uso gli archetipi del nostro tempo, come i marchi della moda che creano claim da accattonaggio con un colore di cui dotare gli homeless. Le foto di presentazione sono di Gabriele Micalizzi, un reporter di guerra davvero straordinario.

Written by
Monica Camozzi
Giornalista da 25 anni, copywriter, storyteller, appassionata di avventure imprenditoriali e di nuove sfide.
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