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Fatima Bouhtouch, la libertà è donna?

By Sara Stefanovic
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Fatima Bouhtouch è una giovanissima scrittrice emergente (di seconda generazione) di origini marocchine nata a Modena il 25 ottobre 1994. La giovane, da sempre appassionata a ogni forma di scrittura, prima si avvicina avidamente alla lettura, poi inizia a sperimentare. Il suo debutto come scrittrice viene ufficializzato dalla pubblicazione di Come Alberi (Einaudi-2019), raccolta di scritti che tende la mano verso il mondo occidentale, senza dimenticarsi o pregiudicare le sue radici. Oggi abbiamo deciso di incontrarla per farle qualche domanda riguardo ai suoi scritti e per approfondire alcune tematiche che in molti considerano ancora tabù.

Il ruolo della donna ti sta molto a cuore, questa frase colpisce molto… Si riferisce alle donne in Marocco? È ancora molto attuale?

Fatima Bouhtouch: «Grazie della domanda, è un tema che ho molto a cuore, infatti. Quella frase era contestualizzata nell’epoca in cui le mie nonne erano bambine. Oggi in Marocco la situazione è migliorata molto comparata a quella di mezzo secolo fa, ma sicuramente c’è ancora molta strada da fare. Soprattutto per garantire pieno accesso all’educazione a tutti, che siano essi femmine o maschi. Non si può negare, però, che nei villaggi di montagna e nelle campagne più isolate, le bambine abbiano opportunità più limitate rispetto ai bambini.

Fatima Bouhtouch

Questo si estende, purtroppo, a diverse aree nel mondo. Il paradosso del Marocco è che è un paese in via di sviluppo, ma in chiave capitalista e consumistica. Le città somigliano sempre più agli agglomerati urbani occidentali, vi si possono trovare centri commerciali di ogni tipo e locali di intrattenimento di vario genere, ma l’istruzione e la sanità continuano a risentire delle problematiche di sempre, senza un vero e proprio progresso sociale. Spero in un cambiamento molto prossimo». 

Che analogie hai trovato tra Italia e Marocco a tal proposito? Credi che, anche se più sottile, il ruolo della donna venga sempre relegato a ‘secondo sesso’?

Fatima Bouhtouch: «Il mondo e la sua storia sono sempre stati maschilisti. Basti pensare a quant’è recente l’ingresso delle donne nella vita attiva di uno Stato e di una società, anche in Europa. Io credo che ci sia ancora molto sessismo in Italia, le donne sono spesso intese come sesso debole o appendici dell’uomo. C’è una narrativa maschilista anche quando si racconta di femminicidio, di stupro e di famiglia.

Quando ne parlo, vengo zittita con il solito: “Se non ti piace, tornatene nel tuo paese dove vi sottomettono e uccidono a loro piacere” e questo è indice di grande ignoranza, oltre che un approccio sterile al problema. Il fatto che in un altro paese la situazione possa essere peggiore o uguale, non rende il problema nel nostro paese minore. Io ho lo stesso diritto di chiunque altro di denunciare una problematica di cui soffro e vedo l’impatto a livello nazionale e globale».

Nella seconda parte della raccolta, intitolata Fusto, compare ORGOGLIO Credi che integrarsi sia sempre sinonimo di rinnegazione? Ti sei trovata in una situazione in cui hai dovuto fare delle scelte? Come le hai affrontate?

Fatima Bouhtouch: «Ottima domanda. Integrarsi non è sinonimo di omologarsi ed è la parola contraria di disintegrarsi. Tutti noi siamo persone con identità eterogenee che vanno rispettate. Cittadino italiano non è la definizione di individuo bianco cristiano. Eppure, spesso, si crea un gran confusione tra queste cose. 

Per me è stato necessario capirlo e capire che non c’è nulla di sbagliato nella cultura ereditata e in quella acquisita. Se possono convivere pacificamente dentro di me, perché non possono farlo al di fuori di me? 


Fatima Bouhtouch

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Fatima Bouhtouch

Ho sempre cercato di fare scelte pensate, che non calpestassero nulla della mia identità, ma sicuramente ho dovuto trovare dei compromessi. Quando portavo il velo sul capo, non venivo accettata in diversi tipi di lavoro, senza alcuna ragione collegabile alle mie competenze. Mi veniva esplicitamente chiesto di toglierlo perché non sarebbe piaciuto alle persone che avrei avuto intorno. Questi episodi sono all’ordine del giorno».

Un altro concetto che colpisce molto è da ritrovarsi in Conoscenza Generazionale La conoscenza, quindi, non è solamente istruzione, il mondo ad oggi è in continua evoluzione, credi che tra qualche anno noi avremo ancora qualcosa da tramandare? 

Fatima Bouhtouch: «Sicuramente la conoscenza non è solamente istruzione, ma il buon senso e lo spirito critico giocano un grande ruolo. Io ho imparato molto a scuola, così come ho imparato molto dalle persone con cui sono cresciuta e dai libri che ho letto per piacere e passione. Io spero che il progresso digitale e la globalizzazione non cancellino le nostre peculiarità e che non rendano ogni angolo di mondo uguale. Semmai dovesse succedere, perderemmo gran parte della nostra ricchezza».

Cosa ti fa venire in mente il termine ‘umanesimo digitale’?

Fatima Bouhtouch: «Il termine mi porta alla mente la necessità di rendere l’essere umano protagonista del mondo digitale e non viceversa, punto molto importante e fondamentale se vogliamo mantenere lo spessore umano all’interno di un sistema tecnologico».

L’era digitale aiuta nell’apertura delle barriere mentali? Credi che la situazione oggi sia migliore rispetto a qualche anno fa?

Fatima Bouhtouch: «Questa è una domanda interessante, perché ancora non ho preso una posizione decisiva. A volte penso che il mondo digitale aiuti ad aprire le menti proponendo nuovi punti di vista e accessi facilitati a realtà che altrimenti non conosceremmo mai, insinuando il dubbio nelle menti più chiuse. Altre volte, penso che invece diventi megafono anche per le idee più ottuse e che dia voce all’odio più becero, influenzando menti più deboli».

Illustrazione di: Elisabetta Camagni

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Fatima Bouhtouch: «Beh, sicuramente mi piacerebbe affermarmi nel mondo della scrittura, anche se ho ancora molta strada da fare. Vorrei sfidare me stessa mettendomi alla prova con diversi generi e stili. Vorrei terminare i miei studi con successo e raggiungere la giusta stabilità, che mi permetta di lavorare e trovare tempo per gli affetti e le passioni».

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