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Heather Dewey-Hagborg: volti in 3D grazie a tracce di DNA

By Sara Stefanovic
3 min read

Ci sono delle gomme da masticare, un po’ di DNA e un museo, sembra l’inizio di una barzelletta, ma non lo è. Come sono correlate queste cose? Dietro tutti questi elementi, che hanno veramente poco in comune, c’è una marionettista di nome Heather Dewey-Hagborg. Nata nel 1982 Heather è un’artista dell’informazione e bio-hacker che si è particolarmente distinta per il progetto Stranger Visions (che ha a che vedere con gli elementi che vi ho presentato).

Heather Dewey-Hagborg, una scienziata dell’arte

Heather, durante i suoi anni al Bennington College si interessò particolarmente al programma Information Arts. Grazie al corso ha l’occasione di avvicinarsi al mondo dell’informatica che sarà in seguito fondamentale per gettare le basi delle sue opere d’arte. Le sue creazioni trovano le loro fondamenta nella scienza (algoritmi, elettronica e programmazione di computer…).

Dewey-Hagborg ha continuato a perfezionare il suo lavoro di artista e programmatore di computer, approfondendo il tema dell’I.A., mentre otteneva un Master in Interactive Telecommunications presso la New York University. Nel frattempo iniziò la sperimentazione, con un pezzo chiamato Lighter than Air: un robot volante autonomo. Successivamente, come progetto finale universitario, ha cercato di rispondere alla domanda: i computer possono essere creativi? La giovane elaborò un software che riconosceva componenti dei volti umani. Il computer, grazie a questo software, era in grado di effettuare confronti e riconoscere una persona tra la folla.

Ma ora arriva il bello, Stranger Visions è un progetto che ha portato l’artista a interrogarsi anche su questioni di tipo etico.

Stranger Visions (2012–2014) è un’esplorazione artistica basata sulla scienza che utilizza il DNA come punto di partenza per ritratti 3-D realistici e generati al computer. L’idea del progetto è nata per caso, probabilmente notando l’enorme quantità di chewing gum abbandonati per strada. Da lì la domanda: quante informazioni possiamo ricavare da queste tracce di DNA che la gente lascia in continuazione?

Heather Dewey Hagborg

Sono rimasta davvero colpita da questo pensiero: proprio le cose che ci rendono umani – capelli, pelle, saliva e unghie – sono una vera responsabilità per noi poiché le perdiamo costantemente in pubblico. Chiunque potrebbe venire e estrarle per avere informazioni.

Heather Dewey-Hagborg

Forse tutto questo dovrebbe farci pensare, dovremmo interrogarci sul potenziale rischio di abuso del DNA, sulla privacy e sulla sorveglianza genetica. Ma inevitabilmente finiamo per preoccuparci del fatto che qualcuno possa stampare la nostra faccia in 3D per sbloccarci l’iPhone e rubarci tutti i dati sensibili.

Per Stranger Visions l’artista ha raccolto peli, gomme masticate e mozziconi di sigarette dalle strade, dai bagni pubblici e dalle sale d’attesa di New York City.

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Una volta raccolti i campioni ha estratto il DNA dalle tracce rimaste e lo ha analizzato. Terminato questo primo step l’artista ha generato in modo computazionale ritratti a colori a grandezza naturale stampati in 3D che rappresentano l’aspetto che avrebbero potuto avere quegli individui, sulla base della ricerca genomica. Lavorando con le tracce lasciate involontariamente da estranei, il progetto aveva lo scopo di richiamare l’attenzione sullo sviluppo della tecnologia della fenotipizzazione forense del DNA, sul potenziale per una cultura della sorveglianza biologica e sull’impulso verso il determinismo genetico.

Heather Dewey Hagborg

Il risultato è incredibile: la ricostruzione di volti di persone che involontariamente hanno lasciato tracce di sè in giro per la città. Immaginatevi lo stupore se una di queste persone si fosse recata al museo e si fosse riconosciuta in uno dei volti! Nonostante i potenziali pericoli e le perplessità che un progetto di questo tipo potrebbe generare, il risultato potrebbe anche essere impiegato a fin di bene. Un esempio di un’implementazione positiva della scoperta sarebbe facilitare la ricostruzione dei volti dei criminali.

Alla ricostruzione del volto si accompagna anche il campione dal quale è stato ricavato il DNA, un viaggio urbano tra i rifiuti che ancora una volta ci ricorda come anche da qualcosa di oggettivamente brutto può nascere un’intuizione geniale.

Heather Dewey Hagborg
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