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Il mondo di Zelda was a writer

By Sara Stefanovic
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Camilla Ronzullo, Milanese dalla fine degli anni ’70, è un agglomerato di creatività che si esprime attraverso vari canali, dal romanzo al linguaggio visivo fino all’essenzialità della voce. La laurea conseguita in Storia e Critica del Cinema caratterizza il suo approccio all’arte e alla vita e assicura il successo del suo personale progetto, Zelda was a writer. Incuriositi dal suo carisma, abbiamo deciso di intervistarla.

Come nasce Zelda was a writer? Da dove deriva il nome che hai scelto?  

Camilla Ronzullo: «Zelda was a writer è un progetto nato nel 2009. In quel periodo la radio per cui lavoravo mi lasciò a casa definitivamente. Visto che ero una grande fruitrice di blog americani e scandinavi, decisi di aprirne uno tutto mio in cui riversare le passioni e i contenuti che mi attraversavano la vita. In radio presentavo un libro al giorno e incontravo artisti, intellettuali e musicisti. Non volevo perdere la preziosità di quel lavoro e così, in un certo senso, decisi di diventare l’editore di me stessa. 

Ovviamente il progetto iniziò come un gioco, ma con il tempo mi regalò l’occasione di  sperimentare ogni mio lato creativo in un contesto nuovo e pieno di possibilità. Nel 2009 non esistevano influencer e follower, ma persone disposte a confrontarsi in modo paritario. Ho conosciuto mondi preziosi e storie bellissime in quegli anni e ti confesso che un po’ mi mancano. 

Il nome “Zelda was a writer” è ispirato a Zelda Sayre Fitzgerald, personaggio eclettico e dannato della prima metà del ‘900. Zelda era una scrittrice, una pittrice e una ballerina,  ma veniva ricordata soprattutto per essere stata la musa di un marito ben più famoso. Ho preso spunto dalla sua vita per diffondere una delle idee che hanno sempre alimentato la mia energia:

Non importa cosa deciderà la vita per te, tu sei e sarai ciò che la tua anima ha deciso. 

Zelda was a writer

Nonostante tutti gli accadimenti della sua esistenza, Zelda fu una scrittrice. Pensavo che il suo esempio avrebbe potuto ispirare molte condotte». 

Il progetto Zelda was a writer è un punto di riferimento per avidi lettori e non solo, come si unisce  la parola con limmagine? Come pensi si svilupperà questa unione in futuro anche grazie al digitale?  

Camilla Ronzullo: «Per quanto mi riguarda, è un fatto naturale. Scrivo tantissimo con gli occhi, l’ho sempre fatto, forse perché ho una formazione cinematografica. Inoltre, mi piace regalare alla parola una consistenza fisica, occuparmi tanto del suo significato quanto della sua presenza nello spazio di una pagina.  

Zelda was a writer

Questo non significa che parole e immagini debbano sempre e per forza viaggiare a braccetto, ma che tra di loro esista una profonda relazione di mutuo soccorso. Se ci pensi, l’immaginazione che dà inizio a ogni atto creativo è sempre un film imponente, una fantasiosa immagine in movimento che può tutto e che non si ferma di fronte a nulla. 

Lo sconfinato flusso di messaggi dell’era digitale ci spinge ad avere un approccio estetico  più veloce e dinamico e, in questo, la fruizione per immagini ha un evidente valore aggiunto. Il rischio, però, è che si veda l’approfondimento come un fastidio inutile, premiando ciò che è facile e festeggiato da valanghe di like. Detesto le generalizzazioni e, in generale, ho un approccio molto ottimista sul futuro. I creativi sanno che ogni tanto devono rallentare, smettere di parlare a tutti, fare i conti con parti oscure, fallimenti e tematiche che non finiranno mai tra i trend topic di Twitter.»

Oltre a scrivere ti sei dedicata al racconto oral nell’audio-documentario Domani è un altro mondo prodotto da Storytel e dedicato a Via col Vento di Margaret Mitchell. Cosa pensi dei podcast?  

Zelda was a writer

Camilla Ronzullo: «Ne penso un gran bene. Il racconto a voce alta si perde nella notte dei tempi e se la selezione naturale ha deciso di regalargli una così lunga esistenza vuol dire senz’altro che l’essere umano ne ha un bisogno vitale.  

Spero di continuare la mia avventura in questo ambito. Ci sono così tante storie che attendono di essere raccontate… Alcune preferiscono le immagini, altre le parole e altre ancora la sola emissione di una voce innamorata». 

Il titolo del tuo libro, Diario dei ricordi futuri (Salani), è molto interessante, come de finiresti un ricordo futuro?  

Camilla Ronzullo: «Il Diario dei ricordi futuri è nato come un grande omaggio alla creatività. Questa energia magica e rivoluzionaria è davvero in grado di generare miracolose rivoluzioni personali. Appartiene a tutti, non solo agli artisti. Può spingerci a ribaltare ogni prospettiva e ogni dato di fatto, può permetterci di guardare le cose con occhi sempre nuovi. 

La creatività ci ricorda che siamo noi a definire i tempi e le misure di chi siamo, che non esistono regole ferree o limiti imposti nel nostro bisogno di vita ed espressione. I ricordi futuri, la paziente collezione di indizi di chi saremo, ci dicono che tutto quello di cui abbiamo bisogno è già dentro di noi, pronto a fiorire copiosamente se solo gliene diamo la possibilità». 

L’ispirazione del libro deriva dalle Lezioni americane di Italo Calvino, come hai sviluppato il tema? 

Camilla Ronzullo: «Ho letto le Lezioni americane millenni fa, sotto un leccio tra Zoagli e Rapallo, in un’estate in cui la cosa più entusiasmante che potesse capitarmi era una colazione all’alba, in una spiaggia bonificata da ciabatte di plastica e racchettoni.  

Per me è un piccolo manuale di vita, che continua a insegnarmi cose nuove e utili. Quando ho pensato a come raccontare il mio approccio alla creatività, non ho avuto dubbi e gli ho chiesto una mano. Ne è nato un diario composto da sei stanze (il numero delle lezioni di Calvino) in cui vengono fornite chiavi di lettura per buttarsi a braccia aperte nella  creatività insieme a tante pagine vuote in cui fissare il proprio personalissimo qui e ora».  

Preferiresti tornare indietro nel tempo oppure andare a vedere cosa accadrà nel futuro? In che epoca andresti a sbirciare?  

Camilla Ronzullo: «Credo che mi piaccia essere dove sono. La creatività mi permette di viaggiare molto, sia nel tempo che nello spazio». 

Il tuo libro precedente, il romanzo La Misura di Tutto (Salani), narra di una traversata  del nostro Paese in macchina. Questo periodo in cui non è stato possibile viaggiare ci ha fatto capire quanto sia bello il nostro Paese… Come è nata l’idea di raccontare  questo viaggio? 

Camilla Ronzullo: «Durante i mesi del primo lockdown avrei voluto essere con Nina, Cesare e Gerri, i protagonisti de La Misura di Tutto. Viaggiare con loro attraverso l’Italia, liberi di fare come viene, senza il rigore di una tabella di marcia, di un itinerario prestabilito. L’idea di questo viaggio da Milano a Lampedusa è nata ricordando quelli rocamboleschi che facevo con i miei genitori nei primi anni Ottanta. Avevamo una Diane azzurra scassata, che aveva già macinato milioni di chilometri e basculava drammaticamente a ogni minimo avvallamento della strada. Erano viaggi infiniti, senza grandi mete da raggiungere, eppure mi hanno regalato i ricordi più intensi della mia vita. Mio padre diceva che sono le persone a fare i posti e, grazie a questa geografia del sentimento, non ho più smesso di  raccontarli». 

Siccome abbiamo parlato di futuro, cosa c’è nel tuo?  

Camilla Ronzullo: «Spero ci siano tante parole da scrivere, da illustrare, da raccontare a voce alta. Sto lavorando a una storia persa nel tempo. Penso che sia lei ad avermi trovato e così mi sto affidando al suo infallibile tempismo. È così che ho conosciuto per la prima volta la saggezza  dell’attesa».

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