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Il reggiseno prima del bra burning

By Sara Stefanovic
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Il reggiseno è un capo controverso. Nel corso della storia è passato dall’essere rappresentazione dell’emancipazione femminile a elemento di costrizione, alla pari del suo antenato: il corsetto. Gli stilisti nel corso degli anni si sono ingegnati per dargli un tocco di originalità, raggiungendo anche picchi di avanguardia. Tuttavia, come tutte le mode, le forme più particolari di reggiseno sono state abbandonate a favore della comodità.

Il primo reggiseno

Il primo reggiseno fu brevettato il 3 novembre del 1914 da una ricca ereditiera americana di New York, Mary Phelps Jacobs, che voleva creare un capo che limitasse i disagi delle donne senza costringerle a rinunciare alla propria bellezza femminilità. Si tratta quindi di un’invenzione rivoluzionaria, nata dalla necessità (spesso fisiologica) di liberarsi dei corsetti. Le lamentele erano iniziate verso la fine dell’800 con la Victorian dress reform che, per la prima volta, aveva unito donne della classe media sotto il segno del femminismo. In quegli anni ci fu persino l’azzardo da parte di molte donne di indossare i pantaloni!

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Questa caricatura pubblicata sul Punch, rivista satirica, ritrae donne in pantaloni metre fumano. Due cose che scioccavano la società.

La parola reggiseno, tuttavia, non era una così grande novità. La prima rivista a utilizzarla fu Vogue, nel 1907 e la prima a crearlo fisicamente fu una giovane francese Herminie Cadolle nel 1889. La Jacobs, tuttavia, si prese la briga di finanziarne la creazione di massa.

Ma quali sono i reggiseni più strani della storia?

Iniziamo parlando di un’avanguardia pura, il primo push-up della storia. Se da un lato l’ufficializzazione del concetto di reggiseno fu una prerogativa del 900, il push-up anticipò tutti quanti. Nei magazzini del Museo della Scienza di Londra nel 2010 venne fatta una scoperta sensazionale… L’indumento risale al 1880 e consiste in due coppe imbottite legate insieme da tessuto ricamato. Prima che il concetto di reggiseno diventasse ‘commerciale’ le donne dell’aristocrazia ne erano già in possesso, ovviamente fatto su misura.

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Di sicuro una delle idee più strane legate a questo tema la ebbe Charles Langs con la creazione, negli anni 40′ del reggiseno adesivo. L’idea, per quanto possa sembrare incredibile, ottenne un immediato successo di pubblico, tanto che Langs non riuscì a star dietro alla realizzazione del prodotto. Visto il suo potenziale utilizzo, al mare o in piscina, il brevetto indicava la perfetta resistenza ad un tuffo dal trampolino di oltre 3 metri.

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Le coppe adesive, però, non si adattavano a tutte le donne (basta pensare a una signora prosperosa) e la colla, nonostante l’impegno di Walton, lasciava spesso dei residui appiccicosi. Il prodotto, comunque, ebbe un enorme successo per la durata di ben tre anni.

Dopo le guerre, il reggiseno a proiettile

Il reggiseno a proiettile fu un capo d’abbigliamento intimo che divenne celebre nel dopoguerra, sul finire degli anni ’50, e rimase in uso sino agli anni ’60. La caratteristica principale di questo reggiseno era la sua forma a punta ed era realizzato in rayon o nylon utilizzando come base dei coni connessi tra loro.

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L’articolo fu indossato da moltissime attrici di Hollywood, garantendogli una risonanza incredibile. Si tratta di un capo estremamente provocatorio, nato in un momento in cui le donne volevano liberarsi dalla connotazione femminile del passato.

Durante gli anni ’60 divenne famoso lo stile Twiggy, quindi i “proiettili” divennero quindi poco utilizzati. Le cause furono due: i nuovi reggiseni, più comodi e confortevoli e la tendenza a mascherare le proprie forme tipica degli anni ’60 e ’70. Fu proprio negli anni ’70 che, infine, si arrivò al bra burning. Una dichiarazione di indipendenza che rese vani gli sforzi degli stilisti di adattare il concetto di reggiseno all’età contemporanea.

Reggiseno

Ad oggi il tema rimane comunque delicato, sono in molte le donne a continuare a vedere il reggiseno come una costrizione. Tuttavia si ha la libertà di non indossarlo, oppure di dichiarare la propria indipendenza mettendolo addirittura al di sopra della maglietta. Comunque lo si metta questo capo vivrà sempre di una controversa ambivalenza, in bilico tra stile e costrizione.

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