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James e Nora, le trasgressive lettere d’amore

By Sara Stefanovic
5 min read

Ottant’anni fa ci lasciava un grande artista delle parole, un uomo che sconvolse il mondo con le sue uscite decisamente non convenzionali. L’uomo, dall’aspetto estremamente conservatore (lascito della scuola cattolica alla quale lo costrinsero i genitori), nascondeva dentro di sè un mondo di trasgressione. Questo mondo interiore, è vero, venne esternato in vari episodi dell’Ulisse. Da Nausicaa, un climax erotico che termina con lo scoppio dei fuochi d’artificio, al più estremo Penelope in cui la protagonista femminile, Molly, esterna tutti i suoi pensieri più intimi e reconditi. Quest’ultimo, in particolare, è talmente realistico da far pensare che Joyce abbia tratto ispirazione dalle lettere osè che si scambiava con la moglie Nora con la quale portò avanti un amore decisamente non convenzionale. La scrittrice Brenda Maddox infatti intitolò la biografia della donna proprio: Nora: The Real Life of Molly Bloom.

C’è una lettera che non oso essere il primo a scrivere ma che pure spero ogni giorno che mi scriverai. Una lettera solo per i miei occhi. Forse me la scriverai e placherà il mio desiderio.

James Joyce

Questa corrispondenza è molto cara, in tutti i sensi… Pensate che una lettera a sfondo erotico scritta da Joyce nell’inverno del 1909 è stata venduta all’asta da Sotheby’s nel 2004 per la cifra di 360.000 euro.

James e Nora, un amore non convenzionale

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Leggendo la corrispondenza tra James e sua moglie, oltre ad arrossire, rimaniamo incantati dal loro amore non convenzionale, una delle rare relazioni in cui il matrimonio non si trasformò nella tomba dell’amore. Nora Barnacle, amante, compagna e, in fine, moglie di James è legata all’Ulisse in maniera indistricabile. Pensate che Joyce decise di ambientare il romanzo proprio il 16 giugno, giorno in cui si incontrarono e che poi divenne il Bloomsday.

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Nora è Penelope, in un racconto in cui il viaggio di Ulisse, Leopold Bloom, si svolge tra le vie di Dublino. Un’impresa mitica che si trasforma in un micro-cosmo abbracciando la quotidianità di un personaggio che viaggia due volte; all’interno e all’esterno. Il viaggio interiore, scandito dalle epifanie, si fonde con quello esteriore che, molto anarchicamente, non viene scandito da alcun capitolo. Molly è una Penelope maligna, traditrice e lussuriosa, frutto di una paura innata dello scrittore, terrorizzato dalla sua forte indipendenza sensuale. Nora giaceva con James perchè lo aveva scelto, non perchè obbligata dalla morale ecclesiastica, un’innovazione sconcertante.

La loro relazione ha fatto sognare tutti coloro che hanno incontrato questo scrittore tra i banchi di scuola o per piacere.

I retroscena di questa storia d’amore hanno persino abbandonato le loro pagine ingiallite per essere messi in scena. Nel 2000 uscì il film Nora, mentre 2016 venne messo in scena Himself and Nora, un musical basato sul rapporto passionale con la Barnacle. E Joyce amava molto il teatro, lo ha sempre considerato un modo per smuovere acque stagnanti…

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Il film Nora si incentra sulla donna che, sebbene non colta, seppe legare a sé, per tutta la vita, l’inarrivabile autore. Nora era disinibita. Infatti, prima di incontrare lo scrittore, aveva avuto diversi amanti che, per lui sarebbero stati un’ombra oscura sul loro rapporto. Con il passare del tempo la schizofrenia di Joyce peggiorò così come la sua insopprimibile gelosia, anche se non vi erano ragioni reali che la sostenessero.

Le lettere

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Le lettere di Joyce vennero tradotte da Giorgio Melchiori e pubblicato in un volume contenente lettere e saggi. Le lettere che compongono la prima parte di questo volume, coprono l’intero arco della vita di Joyce – dalla paralisi di Dublino alla fuga in Italia con Nora. Una lettura che, siamo certi vi appassionerà.

Adorna il tuo corpo per me, carissima, sii bella e felice e amorosa e provocante, piena di ricordi, piena di desideri, quando ci vediamo. Ti ricordi i tre aggettivi che ho usato nel mio libro parlando del tuo corpo? Sono “musicale e strano e profumato”.

James Joyce – 22 agosto 1909

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Questa affermazione fa molto riflettere su come ancora oggi Joyce sia collegato a qualcosa di estremamente complesso. Tuttavia, il linguaggio dell’amore è un linguaggio universalmente comprensibile… le lettere possono essere capite e apprezzate anche senza avere un master in letteratura.

Nora, dunque è criptonite per Joyce, un uomo che, come lui stesso ammise, non aveva mai dato libero sfogo al suo lato più perverso.

Come sai, carissima, non uso mai frasi oscene nel parlare. Non mi hai mai sentito, vero, pronunciare una parola inadatta di fronte ad altri. Quando gli uomini raccontano in mia presenza storie sporche o lascive, quasi non sorrido. Eppure tu sembri trasformarmi in una bestia. Sei stata tu stessa, ragazza impertinente e spudorata, a fare la prima mossa. Non sono stato io a toccarti per la prima volta molto tempo fa a Ringsend […]

James Joyce – 3 Dicembre 1909

James era un galantuomo, non con i mezzi di Proust che regalò un aereo al suo amante, ma inviava spesso denaro alla sua amata: «ti ho mandato un piccolo assegno e spero potrai comprarci un bel paio di mutande di pizzo, e te ne manderò un altro quando mi ripagheranno». Ad oggi è assurdo e, al contempo, romantico pensare che Joyce elargiva assegni per le mutande… così come pensare che l’immaginifico mondo di Joyce girasse intorno alle mutande di Nora. Tra le lettere, comunque, non emerge solo il suo amore per la biancheria, bensì anche una certa delizia nell’essere punito per i suoi pensieri.

«Mi farebbe un piacere folle sentir la mia carne vibrare sotto i colpi della tua mano».

Perciò tienti pronta bimba. Ripassa il linoleum caldo e marrone splendido in cucina e porta un paio di tendine, di quelle semplici e rosse che usiamo per far più scuro in camera di notte. Poi prendi una sedia semplice semplice, quella preferita dal tuo pigrissimo amante. Fa’ queste cose amorina e una volta che saremo laggiù non ti lascerò mai una volta da sola in cucina, nemmeno una volta da sola in una settimana, starò lì a far tutto che per me è leggere, ridere a crepapelle, sfumazzare e guardarti come imbambolato mentre cucini e certo soprattutto: parlarti ancora e ancora.❞

James Joyce – 16 dicembre 1909

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