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Laura Laurens, un’ode all’identità di genere

By Marco Cresci
5 min read

Laura Laurens è una stilista progressista con sede a Bogotá, in Colombia. I suoi modelli sono sia senza tempo che unici con un tocco rough che non ti aspetti. Da sempre lavora in nome dell’inclusività. Per la sua collezione Wraparound ha lavorato mano nella mano con le donne transgender della comunità indigena Embera Chamí, con i loro imponenti ricami di perline, andando ben oltre la moda e l’estetica e coinvolgendo queste minoranze nel suo progetto sociale. 

L’artista, per formazione, ha dedicato gran parte della sua carriera a raccontare questioni scomode nella società attraverso la moda, in modo sottile e irriverente allo stesso tempo. Tra le sue collezioni, Laura recupera indumenti militari e li trasforma in pezzi d’arte da indossare, creando un’antologia tra la guerra civile colombiana e la nuova vita. 

Laura Laurens ha fondato il suo marchio omonimo sette anni fa, un’azienda famigliare che ha raggiunto negozi globali di lusso, come Openning Ceremony a New York e L’eclaireur a Parigi, oltre a rivenditori in Italia, Cina, Olanda e Germania. L’abbiamo intervistata: 

Ciao Laura, puoi dirci qualcosa sul tuo background?

Laura Laurens: «Sono una designer autodidatta. Già da bambina imparavo osservando mia nonna e mia madre, guardandole mentre realizzavano gli abiti per gli spettacoli di danza per me e le mie sorelle. Sono catturata dal processo di traduzione di un’emozione, l’idea, il materiale, i clienti e gli spazi. Ho cominciato facendo vestiti per me stessa e alla gente piacevano, così, ai tempi dell’università, hanno iniziato a comprare qualcosa. Nel 2014 ho lanciato il mio marchio omonimo a Parigi e, passo dopo passo, le cose sono cresciute organicamente». 

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Sei nota per un approccio unico e un po’ crudo al fashion design. Puoi parlarci del tuo processo creativo?

Laura Laurens: «Credo che il mio processo creativo derivi dall’empatia, dalla capacità di percepire l’altro, di percepire il desiderio degli altri di rispecchiarsi in noi stessi. Comincio a organizzare quel caos in qualcosa che poi posso dare al mondo. Comparo il mio processo con una polifonia di voci. Un giorno posso vedere per strada un sacco della spazzatura nero e poi collego l’idea di fare e dare qualcosa a qualcuno che amo, e poi tutto inizia a cucirsi insieme. Questa energia poi diventa una collezione o un progetto creativo. È un dialogo tra due presunti opposti. I tessuti sono la mia tela bianca per iniziare queste conversazioni. Mi piacciono molto gli spazi intermedi che non sono bianchi o neri, femminili o maschili, dove alti e bassi si fondono».

Laura Laurens

Qual è il tuo processo per progettare in modo più sostenibile e come riesci a contenere i costi?

Laura Laurens: «Penso che la sostenibilità non sia un plus, ciò che è importante è come questa consapevolezza ti spinga a trovare i fornitori e persone che siano collegate alla circolarità e alla trasparenza nei processi produttivi. Siamo un marchio di nicchia, non produciamo quantità industriali e garantiamo un pagamento equo all’intera catena, quindi i costi saranno più alti. La chiave è il modo in cui ci approciamo ai nostri clienti, che sono disposti a pagare un po’ di più. Perché sì, oggigiorno alcune persone, alla molteplicità di prodotti, preferiscono un prodotto fatto con amore».

Raccontaci del tuo lavoro con le comunità trans indigene Emberas della Colombia.

Laura Laurens: «É iniziato come un’amicizia. Man mano che ci avvicinavamo ho capito quanto fossero stigmatizzate ed estraniate da questo sistema e quanto, allo stesso tempo, fossero talentose, con i loro mestieri ancestrali. Quindi abbiamo iniziato a co-creare. Erano tutti così felici e rafforzati da questa avventura creativa che alla fine ci siamo trovati a viaggiare a Londra per fare una mostra alla Somerset House.

Poi il Sindaco di Medellin ci ha invitato a fare uno spettacolo durante “La Fiesta de la Diversidad“. Durante il lockdown abbiamo realizzato un progetto chiamato No Corona basato sul quelle icone che si comportano da regine senza aver mai avuto la loro corona e così via! Ora siamo un LabTeam artistico con parte del team a Londra, le ragazze della comunità e il resto di noi a Bogotà. Presto lanceremo un film».

Laura Laurens

La Colombia è aperta nei confronti della comunità LGBTQ+?

Laura Laurens: «Sì, è aperta nelle città, ma questo è stato ottenuto mediante un processo. Con le comunità indigene è un’altra storia, perché si tratta di una minoranza all’interno di una minoranza. Da un punto di vista generale le comunità indigene tendono ad essere molto maschiliste. Quindi per le ragazze trans non è stato facile. Con questo progetto oggi sono considerate delle leader, questo è ciò che mi rende davvero felice».

Laura Laurens

Cosa puoi dirci della tua nuova collezione?

Laura Laurens: «La nuova collezione si chiama: Heart of Gold, come la canzone di Neil’s Young, ispirata a questa idea alchemica di togliere strati e rumore fino ad arrivare all’essenza, all’oro, al cuore delle cose. L’amore accade e basta, non lo cerchi. La canzone dice: “Sono stato un minatore per un cuore d’oro...”. É quando sei umile e senza nessuna aspettativa, quando riscatti lo spirito dalla materia che la magia accade. Come nella maggior parte delle nostre collezioni, abbiamo utilizzato tessuti militari riutilizzati, cotone e lino ecologico e la nostra firma con pennelli dorati».

Sono curioso di sapere com’è la scena musicale di Bogotà, e se pensi che ispiri in qualche modo il tuo lavoro:

Laura Laurens: «Vado matta per la musica e sicuramente è una grande fonte di ispirazione. Se ascolto una canzone che mi dice davvero qualcosa sono capace di cambiare completamente direzione, posso anche cambiare una collezione quasi finita. La scena musicale di Bogotà è super interessante, è un folle sincretismo dalla musica oltreoceano, ritmi locali, influenze da soap opera e fiori rari. C’è un gruppo indigeno Emberá chiamato “Tres Corazones”. Uno dei momenti più belli che ho condiviso con loro è stato nel bel mezzo dei tropici sul tetto di una semplice casa ad ascoltare rap in dialetto Emberá Chamí… mi ha lasciato senza fiato».

Laura Laurens

Quale pensi sia il tuo pezzo caratteristico?

Laura Laurens: «Abbiamo un pezzo chiamato: The Circle Jumpsuit, è un pezzo iconico perché parla di come ho concepito il volume e l’ordine delle cose. Molti dei nostri capi possono essere indossati sottosopra perché sono nati dalla destrutturazione del cerchio».

Se potessi andare ovunque adesso, dove andresti e perché?

Laura Laurens: «Al mare, è troppo tempo che non lo sento…»

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