Style - Gear

L’e-commerce è il futuro della moda

By Giuseppe Di Rosalia
5 min read

So che è brutto dirlo, ma credo che se non ci fosse stata la pandemia a rivelare l’importanza dell’e-commerce nella moda, forse, oggi faremmo ancora tutti finta che l’esperienza di shopping online non sia per tutti ma solo per una cerchia di espertoni. Beh, svegliatevi, l’e-commerce è il futuro della moda.

A differenza della musica, che ha Spotify, o del turismo con i suoi AirBnb o booking.com, l’industria della moda non ha un singolo attore online dominante. Tra oriente e occidente la guerra si è accesa da tempo e a combattere non sono i designer, ma i finanzieri delle aziende quotate in borsa. In America c’è Amazon in Cina Alibaba. In mezzo i tre più potenti gruppi del lusso al mondo.

L’e-commerce e la moda

Negli ultimi mesi Richemont, che include fra gli altri Cartier, Van Cleef & Arpels, e Alibaba ha annunciato di voler investire 1,1 miliardi di dollari in Farfetch. Mica spicci!

Anche Kering, che include fra gli altri Gucci, Saint Laurent e Alexander McQueen, ha aumentato la sua partecipazione in Farfetch con ulteriori 50 milioni di dollari. 

In questo modo due tra i più grandi gruppi del lusso hanno potenziato due delle più potenti piattaforme di e-commerce: Farfetch e Yoox/Net-a-Porter, anch’esse di Richemont. 

Fino a qui tutto ok, se non fosse che i marchi di lusso sono arrivati in ritardo ad abbracciare l’e-commerce, ma alla fine ce l’hanno fatta, poiché quando la pandemia ha costretto molti negozi a chiudere non hanno avuto altra scelta. È così che gli acquisti online hanno raggiunto i 58 miliardi di dollari nel 2020, rispetto ai 39 miliardi del 2019: dal 12 al 23% delle vendite globali di questo settore in meno di dodici mesi.

Posts correlati dnl

L’anno scorso Amazon ha intrapreso due iniziative: aprire specifiche vetrine virtuali in America e in Europa tra maggio e ottobre. In secondo luogo, ha introdotto la app Luxury Stores dedicata ai 150 milioni di suoi abbonati Prime. 

Qui i brand presenti controllano direttamente il modo in cui i loro prodotti vengono presentati, sciogliendo i nodi sulla mancanza di selettività dei prodotti proposti.

Sull’altro versante l’alleanza Richemont-Alibaba in Farfetch sottolinea come il colosso cinese dell’high-tech sia stato in grado di aggirare alcuni dei problemi che i marchi di lusso hanno con Amazon. 

e-commerce

Il suo Tmall Luxury Pavilion ha attirato con successo quasi 200 nomi di fascia alta. A causa delle recenti restrizioni sui viaggi internazionali, i consumatori cinesi, che rappresenteranno 178 miliardi di dollari di spesa nel lusso entro il 2025, e che erano soliti concedersi il lusso di acquisti all’estero adesso lo fanno da casa. 

Dal momento che Richemont e Kering, si sono alleati con Alibaba, si fa sempre più concreta la possibilità di creare un gruppo di e-commerce di lusso di enorme massa critica che lega questi conglomerati con l’Asia.

E tuttavia l’eccitazione continua

Amazon, passo dopo passo, sta affilando le armi, inoltre l’alleanza di Richemont con Alibaba potrebbe cannibalizzare i fatturati di Farfetch. E ancora molti marchi di lusso desiderano controllare i canali digitali che li collegano ai consumatori ovunque si trovino nel mondo, senza che siano coinvolte terze parti. 

Come fa ad esempio LVMH, che include Louis Vuitton, Dior e Celine, tra gli altri, il più grande gruppo di lusso al mondo per cui l’e-commerce rappresenta dal 2020 oltre il 10% dei suoi 53,7 miliardi di euro di entrate. 

Il suo presidente, Bernard Arnault, ha preferito investire nella piattaforma all’ingrosso 24 Sèvres, creata nel 2017, che però continua a perdere denaro.

La partita per il dominio miliardario dell’online si gioca dunque sulle due sponde del Pacifico. Ma un settore estremamente dinamico come questo non esclude a priori che in futuro possano emergere altri competitor. 
e-commerce

La tedesca Mytheresa, ad esempio, ha registrato un fatturato netto consolidato di 450 milioni di euro per il 2020, in crescita del 19%. 

Mentre Farfetch offre più di 3500 marchi, Mytheresa ne ha solo 250. Il numero risicato gli regala una posizione confortevole: Mytheresa non è il più grande tra i competitor, ma è sicuramente tra i più influenti.

Altro player con piccoli numeri è MatchesFashion, che ha dimensioni paragonabili a Mytheresa: già tre anni fa, la sua valutazione si aggirava intorno al miliardo di dollari.

Alla stessa categoria appartengono app come The Yes e il motore di ricerca di moda, anche lui tedesco, Lyst.

Ma per fortuna c’è dell’altro

Generazione Z e Millennial hanno sviluppato un modo diverso di guardare al bling-bling della moda già dalla fine del 2000. Così capita che dappertutto spuntino iniziative difficilmente controllabili, anche dai miliardari cinesi, da fondi di investimento o azioni di private equity. 

Come è accaduto per Menage Modern Vintage. Uh che storia divertente: da quando la quarta stagione di The Crown è apparsa su Netflix, i social si sono popolati di dichiarazioni di desiderio per i colletti pie-crust, gli abiti floreali con maniche a sbuffo, le power jacket degli Anni Ottanta e il Barbour indossati dalla principessa Diana. 

e-commerce

La costumista della serie, Amy Roberts, li ha trovati in una casa di Fitzroy Square a Londra, dove Chiara Menage, un’elegante ex produttrice cinematografica di 54 anni, gestisce uno shop di abbigliamento vintage online dal suo wc, altrettanto elegante.

Il bello è che per alcuni item della collezione il 100% del ricavato viene devoluto a sostegno di persone che soffrono di abusi domestici 

Certamente può sembrare una nicchia, ma il resale nel suo complesso è velocemente diventato molto più che di nicchia. Basti pensare che era stato avvicinato dall’industria del lusso solo attraverso peer-to-peer, come si fa su The RealReal, (che vi consiglio), vi si trovano delle pietre miliari della moda. Ma la crescita, specie tra i giovani consumatori, è velocissima e ricca di nuove iniziative come l’inglese Depop, che però ha un servizio clienti pessimo, la francese Vestiaire Collective (che non frequento), che rende il resale sempre più cool. 

Questo vuol dire che è possibile che il 2021 si caratterizzerà dunque come un momento di passaggio tra la realtà prima della pandemia e un periodo di ripresa potenzialmente prolungato per l’industria globale della moda. Il ritmo della ripresa varierà a seconda delle categorie, dei segmenti e delle aree geografiche. Insomma, staremo a vedere, ma voi nel frattempo fatevi anche un giro sul nostro marketplace, magari vi vien voglia di comprare. 

Tags:
Written by
Giuseppe Di Rosalia
5 min read

Posts correlati dnl

Questo sito utilizza cookies al fine di personalizzare la tua navigazione, raccogliere le tue preferenze e mostrare annunci personalizzati. Cliccando sul tasto “Ok” e proseguendo la navigazione accetti l'utilizzo dei cookies come specificato nell’ informativa privacy

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi