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Marco Di Costanzo: remare verso gli europei

By Monica Camozzi
3 min read

Marco Di Costanzo non si ferma. Gli europei si profilano e bisogna remare!

Una medaglia di bronzo vinta insieme a Giovanni Abbagnale alle Olimpiadi di Rio de Janeiro del 2016. Vittoria da cui Marco Di Costanzo è uscito con la gioia di un ragazzo partito dai Quartieri Spagnoli di Napoli e arrivato al mondo. “Ma che abbiamo ripreso Maradona”? è stato il commento di chi ha visto il bagno di folla e l’esultazione nel suo quartiere ai tempi della medaglia mondiale. Ora, a ottobre, potrebbero esserci gli europei, coronavirus permettendo e bisogna remare verso la Polonia! In attesa di Tokyo 2021…una vita nomade quella di Marco. Per questo siamo andati a fargli due domande!

Marco Di Costanzo, com’è stato smettere di remare? Pensi si faranno gli europei?  

Come atleta non è stato facile. Le Olimpiadi  arrivano ogni quattro anni, si spende tutta la propria  energia a   prepararsi. Ci stavamo allenando forte e cominciavamo già a sentire l’adrenalina. Ma mentalmente noi siamo abituati  a essere messi sotto stress e superare prove. Non smettiamo mai di remare! Ora abbiamo davanti, potenzialmente, gli europei di ottobre, in Polonia.  Le Fiamme Gialle ci hanno messo a disposizione un simulatore della vogata in barca, facevamo cyclette, pesi. Ma la cosa più dura è stato tenere a bada la mente, perché stiamo sempre all’aria aperta, a contatto con le persone e in quarantena non abbiamo potuto farlo. Io poi se sto chiuso impazzisco!

A Sabaudia

Adesso  sei nei quattro senza. Come si diventa un campione di canottaggio?

Alla base del canottaggio non c’è solo la forza. Conta molto il gesto tecnico, la modalità con cui la pala entra in acqua, la pressione con cui la si sposta. Non è, banalmente, remare. Si tratta anche di trovare affinità con gli altri del gruppo. Nei quattro senza ci sono altre due teste, occorre sviluppare affinità. Io poi sono “solo” un metro e ottanta, il canottiere standard è due metri con due spalle così!

Per remare verso gli europei serve la tecnologia?

La tecnologia ci aiuta a migliorare le prestazioni: vagliamo i dati raccolti dagli allenamenti e capiamo se un atleta ha più riscontro seguendo una modalità piuttosto che un’altra. Anche studiare come reagisce il corpo è un fattore che la tecnologia consente. Così si può remare verso gli europei in modo più efficiente.

Sei un nomade per mestiere o per passione?

Sono decisamente nomade, seppure legatissimo alla mia città. Sono in giro dall’età di 12 anni, perché io fratello faceva canottaggio e io lo seguivo. Un giorno l’allenatore di mio fratello mi disse “visto che vien sempre domani porta un pantaloncino e una maglietta che iniziamo a fare qualcosa”. A 16 anni ero impegnato in gare internazionali e giravo per l’Europa, a 17 sono stato venti giorni a Singapore, in America. Ho imparato ad apprezzare il mondo da giovanissimo. Mi piace esplorare, trovare oggetti o vestiti del posto che vivo. Stare mesi chiuso in casa, una cosa che odio, mi ha fatto apprezzare cose che prima consideravo un’abitudine.

Piscina e cozze

“Per diventare un atleta devi prima di tutto  essere umile, rispettoso.  Saper ascoltare l’allenatore. Inoltre devi essere testardo,  non sempre ciò che pensavi si concretizza. Devi crederci con tutto te stesso. Inoltre arrivao sempre i momenti no. Per me era sempre gennaio, febbraio. E devi saper reagire”.

Marco Di Costanzo

Remare verso gli europei ma anche verso Milano, dove ti sei trasferito!

Milano mi è sempre piaciuta, è un luogo dalle mille opportunità. Dinamico, aperto. La bellezza di Milano è la possibilità costante di incontrare persone stimolanti, fondatori di grandi aziende. Negli anni mi sono fatto tanti amici. Ho anche aperto un ristorante insieme all’amico Roberto Bianco. Si chiama Muu Muuzzarella,  è in viale Premuda, lo abbiamo aperto da un paio d’anni. Però mi piacerebbe tornare a Napoli.

In team

E Tokyo? Rimane il sogno della medaglia d’oro?

L’Olimpiade rimane il sogno che avevo da ragazzino. L’oro è il sogno della vita. Volevo vincere una medaglia e l’ho fatto. Adesso l’obiettivo è Tokyo, nel 2021. Ma penso anche a Parigi 2024.

Written by
Monica Camozzi
Giornalista da 25 anni, copywriter, storyteller, appassionata di avventure imprenditoriali e di nuove sfide.
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