Stories - Life & Work Balance - Food & Beverage - People

Margo Schachter, una food-lancer un-influencer

By Sara Stefanovic
6 min read

Margo Schachter è una vera e propria food-lancer, nel senso che ama girare tra ristoranti stellati e posti dove non entrereste mai, senza rinunciare (soprattutto in questo momento) a del sano delivery. Margo si occupa di cucina a 360° dal 2007, scrivendo di cucina per parlare d’altro, cose futili in modo serissimo (e viceversa). Filologa di food trend e giornalista “di costume” per La Cucina Italiana e Vanity Fair, Acqua by Vogue, Fine Dining LoversEnjoy Living Italy Segreta, Identità Golose and more. Milanese, e no, non cucina mai.  

Perché hai scelto di occuparti di cucina?

Margo Schachter: «Perché mi interessa divulgare e parlare di cibo è un ottimo strumento, una lingua universale. Mi piace pensare alla cucina come un ponte, come l’espressione della società, non come un’arte fine a sè stessa. 

Parlare di cucina non significa limitarsi ai soliti chef stellati che seppur siano un’eccellenza, rappresentano meno dell’1% del settore della ristorazione. Scrivere di cucina significa parlare di storia, cultura e innovazione. Il settore del food, poi, è fatto di tante professionalità che lavorano in sinergia, spesso dietro le quinte». 

Qual è il futuro della cucina?

Margo Schachter: «Mi immagino una cucina iper-connessa, salda nella tradizione, ma capace di includere nuove espressioni, tecnologie, ingredienti. Per quanto riguarda l’Italia penso che, finalmente, si supererà la tendenza a sottolineare regionalismi forzati, e a voler a tutti i costi differenziare prodotti che, fondamentalmente, come cappelletti e tortellini… alla fine si assomigliano molto. Di base il cibo è espressione della storia umana, e ci si renderà conto di quante cose si hanno in comune, di quante ce ne sono nel passato e di quelle che verranno».

Posts correlati dnl

Cosa ne pensi della globalizzazione culinaria?

Margo Schachter: «La cucina è un’espressione culturale, un bagaglio che ti porti dietro e che condividi. Alcune cucine sono arrivate da noi anche perchè hanno rappresentato un modo per trovare lavoro in seguito a una migrazione. La cucina è un modo per trovare lavoro quando le alternative scarseggiano. 

Margo Schachter

Come in tutti i processi di integrazione, la cucina è stata spinta da una volontà di rendersi comprensibile all’altro, di spiegarsi. Nel tentativo spiegarsi si cercano dei sapori che possano essere compresi dall’altro, non è una cosa assolutamente negativa, anche perché la tradizione è solo un’innovazione ben riuscita. La carbonara, alla fine, ha solamente 50 anni! Lo stesso concetto di originale va sempre preso con le pinze. Ogni cosa è frutto di un incontro tra culture diverse e influssi continui. E questo vale anche per la nostra cucina all’estero, che ha avuto modo di evolversi e che ci ha fatto evolvere».

Hai una passione per il cibo orientale. Cosa ti colpisce di più della sua espressione qui in Italia?

Margo Schachter: «Di recente ho assaggiato un nuovissimo biscotto della fortuna fatto da Ravioleria Sarpi insieme al Panificio Davide Longoni, a forma di moneta cinese portafortuna, ma con ingredienti italiani. Il biscotto della fortuna è proprio un esempio di ricetta nata da una contaminazione. 

Margo Schachter

Non tutti sanno, infatti, che il biscotto della fortuna come lo conosciamo noi in Cina non esiste, è una tradizione nata all’estero. I biscotti della fortuna sono stati inventati a San Francisco dopo la Seconda Guerra Mondiale. Quando comprai i biscotti della fortuna per la prima volta in un negozio cinese, i commessi non avevano idea di cosa fossero! Li vendevano senza conoscerli».

Che rapporto hai con il viaggio?

Margo Schachter: «Non so dire se viaggio più per lavoro o per piacere sono due cose che vanno di pari passo, prima dell’emergenza sanitaria trascorrevo circa 10 giorni al mese all’estero. Viaggiavo prevalentemente per lavoro, con l’obiettivo di scoprire dei posti nuovi e raccontarli durante il ritorno. Viaggio molto spesso anche da sola senza avere problemi. Lavoro con un cellulare e un MacBook, il mio ufficio è ovunque. Sono una persona che di norma lavora ovunque». 

Cosa ti porti sempre dietro con te?

Margo Schachter: «Telefono, computer e un set completo di prese, adattatori e batterie. La cosa bella è che con tre cose puoi lavorare ovunque, godendoti il tempo del viaggio in modo diverso. Se parti per un viaggio e inizi a scrivere solamente al tuo ritorno ti godi meno l’esperienza, che non è solo raccogliere dati e informazioni. Il viaggio devi vivertelo. Con l’agenda sempre in movimento devi lasciarti il tempo di lavorare nei caffè». 

Il posto più strano dove ti sei trovata a lavorare?

Margo Schachter

Margo Schachter: «A Tel Aviv in spiaggia (c’è il Wi-Fi). Ci andavo spesso a fare delle working-holidays, trasferendomi per una decina di giorni. Quando vai in un posto tante volte non lo vivi da turista, non ti rimane che viverti la vera e propria essenza del luogo. I posti non sono solo reperti; è impensabile andare a Roma e vedere esclusivamente il Foro e il Colosseo, senza vivere la vera vita romana. Non bisogna concentrarsi solo sulle tracce del passato, i viaggiatori stanno cambiando e cercano un’esperienza autentica, fare delle cose uniche. Fare un giro al mercato di Tangheri, prendere la metropolitana a Mumbai, farsi incuriosire da cose che non si capiscono. 

Spero che durante il lockdown del 2020 chi ha provato a lavorare come un digital nomad si sia reso conto di quanto questo possa cambiare la vita in meglio. Lavorare a qualunque ora, ovunque e dove ti capita. Potersi gestire è un’opportunità meravigliosa e sarà il modo di lavorare del futuro. Ciò che viene pagato è l’energia, la competenza e il risultato. Abbiamo fatto i digital nomads in casa, dopo un mese di lavoro nel mio studio ho iniziato a esplorare le varie stanze della casa. Cambiare il posto di lavoro è sempre bello». 

I cibi più strani che hai mangiato?

Margo Schachter: «Più che di cibi strani è più corretto parlare di posti strambi, anche dietro casa. Una volta in Umbria mi sono fermata in un posto sperduto incontrato per caso per poi scoprire che facevano la Torta al Testo più buona della regione (oltre che essere un ex bordello dalla storia pare assai lunga).

Margo Schachter

Tra i ristoranti che ti possono regalare esperienze meravigliose devi sempre inserire le stazioni di servizio affollate, lì sicuramente si mangia bene. Il cibo è fatto di luoghi, anche dove li mangi e cosa ti capita hanno la loro importanza. La cucina ti apre delle porte e permette di fare incontri unici. Il cibo non è un argomento tabù, sono tutti pronti a parlarne, è una lingua comune; un’esperienza che facciamo tutti». 

Ma tu cucini?

Margo Schachter: «No, in realtà sono una pessima cuoca. Questo anno è stato strano, soprattutto per me, però ho trovato una nuova dimensione. Non parlo di lavoro, quello per me è sempre stato più o meno così, parlo proprio dell’esperienza culinaria. Durante il primo lockdown penso di aver provato circa 70 delivery, ho iniziato subito. Mi sono anche trovata a fare da tester per alcuni ristoranti che si stavano approcciando all’asporto. Ho provato anche dei kit da cucinare ma, a parte quelli, ho tenuto duro e non ho cucinato».

6 min read

Posts correlati dnl

Questo sito utilizza cookies al fine di personalizzare la tua navigazione, raccogliere le tue preferenze e mostrare annunci personalizzati. Cliccando sul tasto “Ok” e proseguendo la navigazione accetti l'utilizzo dei cookies come specificato nell’ informativa privacy

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi