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Mazay: «Musica, DJing e pallone, la mia vita»

By Marco Cresci
7 min read

Andrea Mazzantini, in arte Mazay è una leggenda vivente dell’elettronica. Tutto è cominciato con Pink is Punk, celebre duo di DJ che prende il nome dall’omonima serata milanese di cui erano resident. Da lì ha suonato in tutta l’Asia, ha fatto un tour in America a supporto di Benny Benassi, ha aperto il concerto di Jovanotti a San Siro e fa anche i warm up pre partita per il  Milan. Oggi Mazay sta forgiando la sua vera identità sonora, la cassa dritta si unisce al rap o alla trap, ma cantati in italiano e che convoglieranno nel su primo progetto, diviso in volumi, Goodvibes Club, anticipato dei singoli Ombrellone Ghiacciato e dalla nuova Madre Mia feat. Edo Fendy. Abbiamo fatto due chiacchiere con Mazay generatore di inni dance floor made in Italy che l’estero ci invidia. 

Ciao Andrea, come stai?

Mazay: «Ciao Marco, tutto bene, sto sistemando lo studio a Milano perché oramai sono anche la colf di me stesso visto che il periodo me ne da il tempo… diciamo che senza i live sono fregato e ho dovuto arrangiarmi praticamente in tutto. Ma speriamo che ora grazie ai vaccini si velocizzi tutto».

Un anno e mezzo fa hai fondato la tua etichetta, Stay Fresh mi parli di questo importante capitolo della tua carriera e cosa ti ha spinto a farlo?

Mazay: «Ho sempre avuto il desiderio di aprire una label ma dopo aver intrapreso questa carriera da solista come Mazay non era una cosa che mi sentivo di fare. Poi ho conosciuto Giovanni Valle di Thaurus ed è nato una sorta di amore collaborativo in cui lui mi ha fornito tutte le sue skills di editore, è uno dei più importanti in Italia. Poi un giorno mi ha chiesto: “Ma con tutto quel che hai fatto come mai non hai mai aperto la tua label? Ti aiuto io”. In dieci minuti è nata l’etichetta Stay Fresh perché entrambi avevamo questa esigenza, difatti comprende sia le edizioni Thaurus che mie». 

Hai da poco pubblicato il singolo Madre Mia feat. Edo Fendi, come nasce questa collaborazione e sarà l’anticipo di un progetto più italiano pensando anche al pezzo Ombrelloni Ghiacciati feat. Federico Secondomè? 

Mazay: «Edo Fendi lo conosco da quando giochiamo insieme a calcio nella Nazionale Hip-Hop, perché devi sapere che sono fanatico di musica, DJing e pallone. Con Edo ci siamo subito trovati a livello personale, un giorno è passato in studio da me e abbaiamo fatto una sessione quasi per caso ed è andata subito bene, da lì abbiamo cominciato a collaborare. Poi sulla carta Edo Fendi è uno dei trapper che sulla cassa dritta ci sta benissimo e abbiamo creato questo pezzo in pochissimo tempo. Calcola che ho un album pronto per lui interamente prodotto da me che sarà anticipato da un singolo che si chiama Troppo Fresco

Mentre Madre Mia, con Ombrelloni Ghiacciati, anticipa il primo capitolo del mio album Goodvibes Club che sarà suddiviso in parti, il Volume 1 comprende 10 tracce. Per quanto riguarda la lingua italiana posso dire che mi è sempre interessata da quando coi Pink Is Punk remixavamo i Club Dogo piuttosto che i Negramaro, è sempre stato un mio pallino fare qualcosa alla Calvin Harris. Qualcosa di dance ma più concettuale meno mainstream, con artisti italiani. Unire la cassa dritta alla trap è una cosa che ha sempre funzionato nei miei remix. Quando li suono i ragazzini impazziscono perché è l’accostamento di due sonorità a loro familiari. Mazay nasce proprio con l’intento di fare questo crossover».

Mi sembra tu preferisca dare spazio ad artisti meno conosciuti piuttosto che a grandi nomi per le tue collaborazioni ed è una cosa molto bella secondo me, come li scegli?

Mazay: «Mi piace lavorare con artisti nuovi, talenti che non hanno ancora fatto release, dar la possibilità di fare uscire belle canzoni a chi non ha ancora un suo spazio, non voglio più badare ai numeri, anche per questo il progetto si chiama Stay Fresh perché la freschezza c’è sempre. 

Goodvibes Club il nome del nuovo progetto diviso in volumi, di cui il primo uscirà a giugno, è invece un titolo che mi appartiene molto, perché io non amo la negatività. Le 10 tracce che lo compongono vogliono essere un momento di svago per chi le ascolterà in compagnia in spiaggia o nelle cuffie da solo. 

C’è anche una dose d’ironia in questi nuovi pezzi, forse ne abbiamo anche più bisogno in questo momento…

Per me fare musica è felicità e vorrei che la gente se ne accorgesse. Io mi nutro di good vibes e le cerco, poi essendo anche un grafico mi diverto a creare le cover dei miei lavori e cerco di aggiungere un lato ironico anche tramite le immagini. Diciamo che è un progetto che curo a 360°». 

Hai viaggiato in molte parti del mondo per lavoro, quanto ti manca il viaggio e qual è il posto che ti porti nel cuore?

Mazay: «Mi manca come l’aria. La settimana scorsa ho fatto un DJ-set per Twitch in un club al chiuso, e mi sono emozionato solo ad entrare in un albergo, non prendere l’aereo e non viaggiare è stato quello che più mi è mancato perché grazie alla musica ho visitato posti in cui non sarei probabilmente mai stato come la Corea del Sud che è bellissima. Io sono innamorato dell’Indonesia dove ho fatto un tour con i Pink  Is Punk e ho vissuto a Bali, che è uno dei miei posti preferiti al mondo. L’Asia è il mio posto preferito anche per quanto riguarda la cultura e le persone che ci vivono».

Mazay

Il posto più incredibile in cui hai suonato?

Mazay: «Più che un luogo direi un’esperienza: il tour in America con Benny Benassi. 14 date in 20 giorni sul tour bus, è stata l’esperienza più bella della mia vita, anche perché in quei giorni mi sentivo come una fottutissima rockstar soprattutto quando a Dallas avevamo il tourbus parcheggiato in fianco a quello degli ZZ Top. Grazie Benny

Mazay

Com’è suonare allo stadio prima delle partite di calcio del Milan?

Mazay: «Lo sport per me è fondamentale, difatti io sono surfista, calciatore e DJ, ora più calciatore che surfista perché, non viaggiando, fare surf in Italia è complicato. Sono andato a vivere in Indonesia per il surf, ora gioco 3 o 4 volte a settimana a pallone, è la mia benzina prima di rinchiudermi in studio e fare la vita del minatore, senza questo sfogo sarebbe difficile per me. Ho avuto la fortuna di essere milanista e di conoscere persone che lavorano per la società che mi ha dato la possibilità di fare 15 minuti di warm up insieme alla squadra prima della partita, ovviamente quando lo stadio era pieno. Una carica musicale come riscaldamento pre partita, quando sono ancora tutti felici, essere a bordo campo con la consolle è un momento magico».

Il disco che ti gasa di più suonare oggi?

Mazay: «Che vorrei suonare direi Marea (We’ve lost dancing) di Fread Again… e The Blessed Madonna, c’è un intro parlato che dice che in pandemia abbiamo perso i dancefloor e poi parte, è un pezzo club emotion, una potenziale hit di quest’anno. M’immagino tutti con le mani alzate quando parte il beat, speriamo di poterla suonare presto».

Finiamo con le tue origini, la prima cosa che ti viene in mente se pensi a Pink Is Punk:

Mazay: «Io, Nino e Marcelo Burlon che suoniamo coi cdj100 e avevamo 600 CD a testa dietro a un bancone, fa ridere oggi se ci pensi, ma abbiamo creato qualcosa di magico. Spero che il post pandemia riporti nelle persone quello stesso tipo di entusiasmo perché negli ultimi anni non lo vedevo più. Tra raggeaton, trap e musica anni ’90 era più una ricerca di tik tok che un set. Voglio tornare a ballare dietro la consolle e sudare davanti a gente che si diverte». 

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