SHARE
Stories - Life & Work Balance - Entertainment

Scrivere un libro è l’inizio o la fine?

By Sara Stefanovic
4 min read

Oggi abbiamo deciso di incontrare un giovane scrittore emergente, Gian Marco Manzo, che si è posto più volte il quesito: scrivere un libro è l’inizio oppure la fine di un viaggio? Gian Marco nasce ad Avellino nell’aprile del 1989 e fin da piccolo sente una quasi mistica attrazione per le pagine stampate. Inevitabilmente ne rimane catturato e nel 2019 scrive il suo primo libro, Abbi cura di te – Amore in pillole, raccolta di pensieri e poesie che raccontano una storia di vita, di cambiamenti e maturazioni, di perdite e consapevolezze. Nel 2020 pubblica ancora, il secondo libro si intitola Così fragile che ti si vede il cuore e consiste in una raccolta di poesie e dialoghi che mettono in luce l’unicità e la bellezza dei nostri difetti. Gian Marco si distingue per un’incredibile profondità d’animo ed empatia fondamentali per il suo percorso lavorativo…

Quando hai capito che scrivere faceva per te?

Scrivere un libro è sempre stato un mio sogno, ma fare lo scrittore non era mai stata tra le mie opzioni. A dirla tutta, non credevo di esserne all’altezza. Mi dicevo “quando andrò in pensione, magari, comprerò una casa in campagna, lontana dalla vita caotica, e lì scriverò un libro”. Poi sono cambiate tante cose nella mia vita, la prima più importante è stata l’aver raggiunto la sicurezza in me stesso… Una consapevolezza delle mie risorse, insomma, l’essere arrivato ad amarmi. Questo, unito al desiderio di scrivere e di condividere, e al bellissimo impatto che i miei testi hanno sulla vita delle persone, mi ha portato a provare a prendere questa strada e a scoprire quanto mi renda felice. Adesso al solo pensiero di poterla abbandonare, mi manca il respiro.

Posts correlati dnl

scrivere un libro

Da dove nasce la tua passione?

La mia passione per la scrittura nasce sicuramente da quella per la lettura. Nei periodi più bui della mia vita ho trovato una forma bellissima di comprensione e conforto nei libri. Un gesto terapeutico che dedicavo a me stesso, che poi si è trasformato nella necessità di curarmi attraverso le mie parole e, infine, nel poter regalare alle altre persone la stessa opportunità che altri autori avevano donato così tante volte a me. Tutti questi motivi mi hanno portato a scrivere un libro di mio pugno.

Quali sono gli oggetti che non possono mancare nel tuo zaino durante un viaggio?

scrivere un libro

Che bella domanda! Mi piace perché l’esercizio dello zaino è uno strumento che viene anche adoperato in psicologia per focalizzare l’attenzione sulle risorse da poter prendere da sé stessi e dagli altri e da sfruttare nella vita. In quel caso, spesso non si parla di oggetti, ma anche da certe scelte si può comprendere tanto di una persona.

Io porterei sicuramente un libro, il cellulare (in modo da avere una macchina fotografica e un blocco note per i miei scritti nello stesso oggetto), le cuffiette per la musica, il tabacco ed il mio telo da viaggio. Mi piace viaggiare leggero, solo con l’essenziale, che poi il resto lo si trova durante il viaggio.

Quale strada avresti intrapreso se le cose fossero andate diversamente?

Io la mia strada l’avevo già e me la tengo sempre stretta, ed è quella della psicologia. Altro campo della vita che mi ha sempre appassionato. Adesso ho solo arricchito quella strada con la scrittura. Certo, a volte non è semplice coltivarle entrambe perché richiedono tempo e dedizione… Tuttavia, camminano insieme in una maniera così splendida e danno una forma così perfetta ai miei passi, che ce la metterò sempre tutta per portarle avante entrambe.

Così fragile che ti si vede il cuore’ è una raccolta di poesie e dialoghi che, attraverso le parole e la psicologia, desiderano dare ancora luce a tutte quelle splendide sfumature di noi stessi che le persone non hanno cura di guardare o che mettono negli occhi troppa paura.

Il digitale può aiutare a scrivere un libro?

Diciamo che il mio lavoro come scrittore è iniziato proprio grazie al digitale. Ho cominciato a pubblicare le mie poesie sui social, inizialmente addirittura con uno pseudonimo che si rifaceva al mio autore preferito, Charles Bukowski. Poi sono uscito allo scoperto mettendoci la faccia, il nome e il cognome. Al giorno d’oggi, pensare di poter arrivare agli altri senza sfruttare i social network, è un’utopia. Sono il mezzo di comunicazione privilegiato e, benché non ho mai avuto tantissima simpatia per questo strumento né dimestichezza, sto imparando ad adoperarlo e ad apprezzarlo. Sono convinto che quando se ne fa un buon uso, come quello di condividere bellezza, hanno un potere enorme.

Che rapporto hai con il viaggio?

Viaggiare è una delle mie più grandi passioni ed è una delle cose che più mi manca in questo periodo storico. Penso che viaggiare sia un regalo meraviglioso da a fare a sé stessi. Perché ti dà la possibilità di scoprire e di scoprirti, di conoscere, di relazionarsi, di aprire la mente alla diversità, e quindi di cambiare e di crescere. Una volta partiti non si torna uguali a prima. Ma c’è un viaggio che abbiamo a disposizione ogni giorno e che non è di minore bellezza, ed è quello nelle persone.

4 min read

Posts correlati dnl

Questo sito utilizza cookies al fine di personalizzare la tua navigazione, raccogliere le tue preferenze e mostrare annunci personalizzati. Cliccando sul tasto “Ok” e proseguendo la navigazione accetti l'utilizzo dei cookies come specificato nell’ informativa privacy

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi