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Stefania Ferrario, New Urban Glam

By Monica Camozzi
3 min read

Non la vedrete mai in un Little Black Dress. O con un paio di jeans stretti e una décolleté. Vedrete un paio di pantaloni baggy dorati, un meraviglioso cappottino jacquard e una chunky sneaker sfrecciare su un motorino per la città. Quella è Stefania Ferrario. Il suo marchio si chiama Uploveit. Up come “su, forza” e love come amore per la vita, l’allegria, i tessuti nel loro fulgore. Un inizio come press office per Roberto Cavalli, un guizzo da venditrice per Prada, una collaborazione con Lanvin. Ma dentro, il desiderio di creare quel New Urban Glam che adesso conquista donne libere, stilose, senza la fissazione dell’anatomia esposta. Donne capaci di un bermuda e di una camicia signature da smoking, di un gilerone Uzbeco portato con l’organza. 

Cos’è la moda?

Stefania Ferrario: «La moda è una passione. Un’espressione del proprio io. Una passione con cui sono nata. Ma notavo che i capi unici, con tessuti strepitosi, avevano costi folli. Ho lavorato per le griffes ma ho iniziato a creare per me ciò che non trovavo fuori. La mia ricerca partiva e parte sempre da due cose. Tessuto e colore». 

Stefania Ferrario

Cos’è la tua moda? Innegabilmente, crei un New Urban glam che non ha eguali

Stefania Ferrario: «La mia moda è fatta di codici precisi, che sono un po’ giapponesi. Le donne giapponesi non vogliono essere sexy, amano essere carine. Io adoravo Marni che, infatti, non è sensuale ma un’espressione del tessuto, della forma, quasi architettura. Infatti io nasco come architetto. Nel mio guardaroba convivono elementi diversi uniti dall’armonia cromatica. Un abito in damié floreale con un maxi gilet di lana a righe e una cintura obi. Tutto può essere accostato basta che armonizzi».

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Stefania Ferrario

Quindi no sexy a tutti i costi? E no season?

Stefania Ferrario: «No season, assolutamente! Avvantaggiata dal fatto di non soffrire il freddo, mettevo pantaloni di lino e maglione di cashmere anche da ragazza. Calibro colori e pesi diversi. È il modo di abbinarli a vincere. E un vestito devi sentirlo addosso. Mi sono sposata con un abito rosa antico tagliato a vivo. Il bianco non era cosa mia. Spesso arriva una cliente, la lascio guardare poi le tiro fuori due cose e sono sicura che quelle due cose le staranno bene. L’ironia è che non so stirare una camicia e cucire un bottone. Io disegno una composizione. Nella mia mente ho già costruito come voglio stia su una donna».

Il New Urban Glam si può vivere su due ruote? Mentre si corre per le città o si vola da una parte all’altra del globo?

Stefania Ferrario: «Ovviamente si! Adoro essere elegante, non vedo perché una debba correre in giro in tuta o jeans. Per questo creo preferibilmente  baggy pants o pantaloni a palazzo, ma in tessuti talmente diversi che spesso non ci si rende conto sia lo stesso modello. I miei cappottini, irrinunciabili, hanno spalla raglan oppure sono over. Ci puoi mettere sotto una giacca, uno sciarpone allacciato dietro con la spilla da balia. Siamo esseri metropolitani. New Urban Glam vuol dire esprimersi con il vigore del colore e la magia del tessuto. I miei tessuti sono fatti a Como o provengono dall’India, da Bali, da luoghi dove la manifattura è centrale». 

Quali tessuti ami?

Stefania Ferrario: «Lo jacquard è la mia passione. Amo i tessuti fermi, rigidi. Il passo leggero, fluido, viene dato dalla seta, dalla viscosa stampata, dal crêpe de chine con velluto dévoré in colori pazzeschi. Oppure accosto il Mikado in tinta unita e colori fortissimi a un pizzico di organza, che non deve mancare mai. Altresì, adoro il fucsia, le gamme dei rosa e dei verdi. Dal prugna al cipria, dal verde prato al foresta. Quest’anno ho ceduto anche sul turchese, che non avevo mai messo. Si cambia dentro, si traduce nell’esteriore. Mai dire mai».

Sul New Urban Glam è tutto chiaro! Cosa porti nello zaino quando viaggi?

Stefania Ferrario: «Ho un solo feticcio, il mio IPhone case. Ce l’ho in mano anche con il vento a 20 km /h. L’ho fatto in stampa pitone o lucertola, contiene IPhone e occhiali. È un antistress. E me lo porto ovunque».

Written by
Monica Camozzi
Giornalista da 25 anni, copywriter, storyteller, appassionata di avventure imprenditoriali e di nuove sfide.
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