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Vocative, una tradizione innovativa

By Sara Stefanovic
5 min read

Vocative è un brand italiano di moda sartoriale sostenibile al 100%, il perfetto connubio tra tradizione e innovazione, senza rinunciare allo stile. La tradizione la ritroviamo nell’affidarsi alle mani di sarti esperti, l’innovazione, invece, si cela nella volontà di confezionare capi ecosostenibili e tracciabili. Questo risultato è stato possibile solamente grazie all’impegno dei due soci: Ciro Pistarino e Manuel Zanola. Vocative è sinonimo di sostenibilità e consapevolezza in un mondo, come quello dell’alta moda, che si trova costantemente sotto la lente d’ingrandimento per via degli sprechi che genera.

Vocative si caratterizza per la decisione di non produrre in serie, rinunciando alla filiera industriale. Ciascun capo viene realizzato su misura da maestri sarti italiani con materiali eco-sostenibili al 100%. E quando diciamo 100% siamo molto seri. Vocative riesce a garantire l’impiego di tessuti consapevoli selezionati fra le eccellenze italiane e tinti con coloranti naturali e senza l’utilizzo di prodotti chimici o inquinanti. I bottoni sono realizzati senza fibre di origine animale e di origine sostenibile. Le grucce e il packaging, infine, nascono col riciclo nel DNA e sono nuovamente riciclabili.

vocative

Ma ora lasciamo la parola a chi di dovere… Abbiamo avuto il piacere di scambiare due parole con uno dei due volti di Vocative, Ciro Pistarino, per fargli qualche domanda in merito a questo progetto, sperando che molte altre realtà possano esserne ispirate.

Tradizione Innovativa un ossimoro che, grazie a Vocative, è diventato realtà, come ci siete riusciti?

Ciro Pistarino: «Nel nostro caso i due termini sono assolutamente complementari. La tradizione si traduce nel design nei capi che sono portavoce del meglio alta sartoria italiana, del Made in Italy, dell’artigianalità e della lavorazione D’altro canto l’innovazione si nasconde proprio nella materia prima utilizzata, nella qualità dei tessuti che, oltre ad essere i più sostenibili sul mercato, vengono prodotti da aziende che fanno parte della struttura storica del settore, come Vitale Barberis Canonico. La sostenibilità per loro non è una moda, una tendenza da cavalcare perché così richiede il mercato, ma è qualcosa di molto più profondo e radicato nella cultura aziendale e nei valori tramandati di generazione in generazione. Inoltre, un altro aspetto che rende i nostri capi sostenibili è lo stile classico, ovviamente adattato ai canoni di oggi, che però rimane eterno». 

Vocative

La tecnologia vi ha aiutato nel percorso verso la riduzione dell’impatto ambientale?

Ciro Pistarino: «Sì, essere sostenibili oggi vuol dire essere innovatori in tutti i processi produttivi. La produzione della lana colorata, ad esempio, è estremamente inquinante… Quindi, essere riusciti a ottenere un risultato identico a una lana tradizionale ma al contempo sostenibile, utilizzando colori naturali con processi particolari (o addirittura non utilizzare affatto il colore, sfruttando il vello naturale dell’animale) è sinonimo di innovazione. La tecnologia è stata la chiave anche per rendere più consapevoli gli acquirenti.

Ogni capo è dotato di un sigillo elettronico connesso a tecnologie Blockchain capaci di identificare ogni prodotto e garantire che ciascuna componente del capo (tessuto, filo, bottoni, fodere, ecc) facciano parte di una filiera completamente sostenibile. Tramite l’app di Vocative è possibile visualizzare l’intero ciclo produttivo e comprovarne la sostenibilità: origine e composizione dei materiali usati, dove è stato lavorato e l’evidenza di tutte le compensazioni adottate per le parti di processo che ne necessitano, come ad esempio il trasporto».

vocative

La sostenibilità è un lusso?

Ciro Pistarino: «Ad oggi, purtroppo, è ancora un lusso perché effettivamente il costo per quanto riguarda l’approvvigionamento e i componenti è più alto rispetto alla media». 

Perché in Italia è difficile affacciarsi al panorama della sostenibilità? È colpa dei costi elevati?

Ciro Pistarino: «Sicuramente è più dispendioso e, inoltre, noi italiani non abbiamo la consapevolezza che hanno le persone di altri paesi… Persino l’Asia che inquina moltissimo vanta una generazione di persone sensibili rispetto al tema della sostenibilità. Questo concetto funziona meglio all’estero, per ora, comunque è giusto crederete un cambiamento della mentalità degli acquirenti sia possibile. In ogni caso, mi sento di affermare che la potenzialità vera è all’estero».

Molte persone vorrebbero comprare in maniera sostenibile ma vengono frenate dal prezzo. Si è persa la mentalità dell’acquisto di qualità a favore del risparmio?

Ciro Pistarino: «Le persone spesso non sanno che, ad esempio, la tintura della lana è uno dei processi più inquinanti di questo settore: l’utilizzo di acqua è enorme. Persino i lanifici più performanti, che hanno la possibilità del recupero delle acque, arrivano a consumarne solo meno della metà. 

Il nostro costo è alto perché abbiamo volutamente messo insieme i componenti in un prodotto che ha un costo intrinseco molto elevato. Produciamo praticamente a km zero: i lanifici e i vari produttori si trovano tutti nel raggio di 50 km. Il prezzo è alto perché, di base, si tratta di un capo sartoriale». 

Cosa suggeriresti a una persona che si vuole lanciare in questo tipo di impresa?

Ciro Pistarino: «Da imprenditore gli consiglierei di non lanciarsi (risata). I numeri devono tornare, sì, ma è una scelta che deve essere fatta col cuore. Io, da sarto ben avviato, a un certo punto ne ho sentito il bisogno. In me è nata l’esigenza di fare qualcosa per cambiare le cose, anche se nel mio piccolo. Si tratta di un imperativo spontaneo, deve nascere da ognuno di noi. La vita lavorativa, ovviamente, ha influenzato la mia vita privata, ho iniziato a prestare molta più attenzione a tutto: alla mobilità, alle luci in casa e all’acqua. Basta studiare, è il pianeta ci chiede di cambiare». 

Vorrei sottolineare che non è sempre facile garantire la sostenibilità al 100%, questo è un altro nodo cruciale. Le spedizioni, ad esempio, sono il passaggio che si riesce a controllare meno. Ci siamo rivolti a chiunque e nessuno riesce a essere veramente sostenibile, ad oggi.

Ciro Pistarino

Come avete affrontato questo problema?

Ciro Pistarino: «Abbiamo voluto fare un passo ulteriore rispetto al piantare alberi in base al rilascio di CO2, abbiamo pensato di aiutare un settore in grande difficoltà: il settore apistico nazionale. Le api sono alla base di questo ecosistema, eppure stanno scomparendo, ci è sembrato un ottimo punto di partenza. Ci piacerebbe molto impegnarci proprio nell’educazione e sensibilizzazione delle nuove generazioni rispetto a questo tema».

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